Carla Cantore
Arteterapeuta | Fotografa
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Therapeutic Resource

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Sono Carla Cantore, fotografa e arteterapeuta. Durante la pandemia ho pensato di utilizzare il linguaggio fotografico per avvalorare i corretti comportamenti e le regole che il Governo indicava. Ritengo che la salute è fondamentale, è la base su cui costruire la vita quotidiana.

In questo articolo, tuttavia, voglio condividere ciò che è accaduto a me e alla mia famiglia. Preoccupazioni personali ed eventi importanti hanno smosso riflessioni profonde e cambiato il modo di percepire il mondo circostante.

Mio padre, già a gennaio con un problema di aritmia cardiaca, è caduto, con conseguente frattura dell’omero ed ematoma alla testa. Lo abbiamo aiutato ad alzarsi e a sedersi su una sedia.
La difficoltà maggiore è stata quella di convincerlo ad andare in ospedale perché terrorizzato dal corona virus. La televisione, i TG e i notiziari lo avevano indotto a pensare che l’ospedale fosse il posto con più probabilità di infezione. Perfino mia sorella, mamma di due gemelli, la pensava così. Dopo diversi mesi di bollettini epidemiologici, di distanza dal resto del mondo, di spesa consegnata a casa, di giornate passate in solitudine, il sentire comune era di “pericolo” imminente.

Nonostante ciò, finalmente mio padre decide di andare in ospedale. La caduta può aver danneggiato qualche parte del corpo e ne eravamo tutti preoccupati.

Arrivati in pronto soccorso, siamo rimasti basiti dal fatto che gli operatori lasciavano a noi la scelta del ricovero.

Altra cosa scioccante: i parenti non potevano accompagnare il paziente. Bisognava aspettare fuori per avere qualsiasi informazione. In quel momento con profonda angoscia, ho capito come la pandemia stava radicalmente cambiando TUTTO. La deprivazione dell’assistenza e della vicinanza dei familiari, amplificava il senso di solitudine e di paura.

Diverse ore dopo, ci arrivano finalmente notizie. Mio padre è stato ricoverato nel così detto “LIMBO” , ha un ematoma cerebrale e deve restare sotto osservazione.
I pazienti vengono sottoposti a tampone per poter verificare se sono affetti dal virus.

Passa la notte e il giorno. Finalmente un medico mi chiama e mi dice che non appena arriveranno i risultati del tampone mio padre passerà in neurologia. Chiede dei medicinali che abitualmente prende ma ci conferma che non può essergli consegnata la biancheria.

Il paziente resta ancora con in vestiti di diversi giorni fa. Inoltre, non lo hanno fatto mangiare ne gli hanno dato le sue medicine

Preoccupata decido di correre, comunque, in ospedale, portando con me la biancheria, le medicine e il caricabatteria del cellulare.

La dottoressa prende solamente le medicine e il caricabatteria. Niente altro può entrare nel reparto LIMBO. Mi sincero almeno del cibo e l’infermiera che mi accoglie, sentendo la preoccupazione di figlia, mi rassicura che gli porterà almeno latte e biscotti.
Indossa una tuta bianca e una mascherina, non riesco a vedere il suo viso e i suoi occhi, ma percepisco che è sincera e si occuperà personalmente di mio padre.

Finalmente riceviamo una telefonata del medico che ci comunica che mio padre non può mangiare a causa dell’ematoma, non appena sarà trasferito prenderà le medicine regolarmente. Sentire il medico telefonicamente crea distacco, paura e distanza. Il coronavirus ci ha fatto vivere, vedere e sperimentare tutto questo.

I risultati del tampone arrivano.. per fortuna negativi. Mio padre viene trasferito a neurologia, reparto accorpato a medicina, con carenza di personale perche molti medici hanno chiesto permessi o aspettative. Purtroppo, a Madonna delle Grazie, sono pochi quelli che hanno deciso di lottare contro il virus.

Sette giorni di ricovero… Nessuna visita concessa. La solitudine aumenta, la distanza anche..
.
Una sensazione di disorientamento ha pervaso la nostra famiglia, non sapevamo cosa succedeva, non si sono avute notizie, le domande non avevano risposte. Starà bene? Sarà accudito bene?

Non sapere cosa sta accadendo porta a destabilizzarsi, non c’è controllo della situazione. Bisogna respirare, trovare il tempo per una meditazione e riappropriarsi di sé.

Non è stato affatto semplice, ma in quei giorni ho fatto ricorso alle mie risorse interiori, grazie alla mia preparazione di arteterapeuta: la capacità di ascolto interiore, l’attenzione sulle emozioni e l’ utilizzo delle conoscenze del linguaggio fotografico per raccontare qualcosa sull’accaduto, ho veicolato la mia attenzione sul presente, sul qui-e-ora, e in questo modo ho gestito la possibile ansia e metabolizzando ho plasmato in dimensione materica il mio stato emozionale.

Questa esperienza ha confermato quanto la metodologia dell’arteterapia appresa sia un strumento risolutivo per affrontare problematiche, anche di questo tipo.

Mio padre ora a casa, è stato dimesso, l’ematoma si sta riassorbendo, nel complesso la sua salute e buona.

Luoghi interiori | Luoghi esteriori

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Ciclo di incontri di fototerapia

Durata: 4 incontri
Quando: 29 gennaio, 12 febbraio, 26 febbraio e 11 marzo 2020
Orario: dalle 20.00 alle 21,30
Dove: presso Al Jalil Yoga – Via San Pietro Caveoso 6 – Matera
Conduttore: Carla Cantore

La fotografia è come uno specchio in cui guardarsi e guardare il proprio mondo, per riuscire finalmente a riconoscersi.... a riconoscere le cose [...]
Dovrei solo vederle, semplicemente vederle; Vederle fino al punto di non poterle pensare, Vederle fuori dal tempo, fuori dallo spazio, Vederle con la facoltà di toglier tutto tranne il visibile.
Ecco la scienza del vedere, che non è scienza.

- Fernando Pessoa –


Quattro appuntamenti in cui attraverso il potenziale emotivo e comunicativo delle immagini entreremo in contatto con noi stessi, con le nostre emozioni e le nostre passioni.
Attraverso ciò che le fotografie raccontano possiamo evidenziare il filo rosso che collega le visioni interiori che ogni giorno ci attraversano, ma a causa di troppi stimoli della quotidianità, non si riconoscono.
Portando alla luce il nostro mondo immaginario abbiamo la possibilità di scoprire nuove parti di noi, evidenziare risorse nascoste e migliorare la percezione della vita.

Un contatto, un’emozione, un momento passa in una fotografia.
Cosa ha attirato la mia attenzione? Come mi rappresenta? Come mi racconta?

Luoghi interiori | Luoghi Esteriori per scoprire ciò che manca e portare alla luce ciò che si desidera, e il desiderio, come la stella polare guidava i navigatori, diventa orizzonte del cammino di vita.

A CHI E’ RIVOLTO?
Questo viaggio è adatto a chi sente la fotografia come un importante mezzo espressivo del suo agire quotidiano, a chi desidera conoscere nuovi strumenti e modalità per entrare in contatto con se stessi e per contribuire al proprio benessere.

Non è necessario avere alcuna esperienza artistica.

METODOLOGIE UTILIZZATE:
- Fototerapia
- Collage
- Arti Terapie Integrate

Per la partecipazione è previsto un contributo di 20 euro a incontro più 5 euro di tessera associativa per chi non è iscritto alla associazione valida per l’anno in corso.

Sono previsti al massimo 8 partecipanti.

Per informazioni e iscrizioni:
E-mail: carlacantore4@gmail.com
Mob.: +39 3482774207
Web: www.carlacantore.com

Yogacreativity 2018

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Quattro appuntamenti con Yogacreativity 2018, condotti dalla fotografa e mediatrice artistica Carla Cantore, per esplorare e condividere idee ed emozioni attraverso il dialogo tra yoga e creatività, grazie all’uso di: parole, immagini, suoni, colori e movimento.

10 febbraio – I colori dello Yoga
24 Marzo – Meditazione e Arte
14 Aprile – Fotografia Meditativa
12 Maggio – Forma, Arte e Yoga

Un percorso espressivo-creativo per conoscere e fare esperienza delle proprie risorse interiori e delle proprie capacità con leggerezza e armonia, per trovare benessere e consapevolezza.

Gli incontri sono aperti a tutti, non è necessaria alcuna competenza specifica in nessun campo o apparecchiature fotografiche professionali, in alcuni incontri sarà necessario solamente un cellulare dotato di fotocamera. E’ possibile partecipare solamente a un incontro o a tutti.

GLI INCONTRI SONO GRATUITI CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA.
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