Carla CANTORE
Foto - Arteterapeuta | Curatrice
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Inno alla vita

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“La fortuna e la sfortuna provengono solo da noi” Alain

Spesso siamo impotenti di fronte agli avvenimenti del mondo esterno. Possiamo scegliere il lavoro, ma non sempre possiamo evitare il licenziamento. Possiamo comprare casa, ma non possiamo impedire incendi.

Volersi fortunati è una decisione mentale, non una conseguenza delle circostanze.
Solo affrontando il nostro mondo interiore troveremo lo spazio di autentica libertà.
Nessuno ha potere sui nostri pensieri. Nessuno ci obbliga al pessimismo e alla disperazione.
E’ una bella giornata, vorremmo uscire ma siamo zona rossa? Sì siamo in quarantena - zona rossa, colpa del covid-19,
non possiamo farci niente, ciò che è possibile fare, è scegliere la nostra reazione, il nostro stato d’animo. Si può restare frustati e rovinarsi la giornata, al contrario scegliere di organizzare un pic-nic sul tappeto del soggiorno, o un succulento pranzo a casa preparando con le nostre mani la pasta, il pane e il dolce, o fare una partita a carte o un gioco di gruppo.
Gli avvenimenti non sono sempre gradevoli, ma sta a noi decidere come reagire, solo noi siamo responsabili completamente di ciò che proviamo.
La nostra fortuna dipende solo da noi.

Questo non significa negare le difficoltà che stiamo affrontando nel nostro quotidiano, nella nostra vita. A forza di lasciarsi andare ai pensieri negativi, al nostro umore sotto i piedi, finiamo per deprimerci, aumentando solamente la frustrazione e la difficoltà a trovare la pace dello spirito.
Ciò che accade fuori dipende dalla gravità che gli attribuiamo, allo stato emotivo con cui affrontiamo la situazione.
Possiamo rallegrarci di cosa abbiamo anziché lamentarci di cosa manca.
Il materiale che abbiamo sono i mattoni che ci porteranno a realizzare la nostra esistenza se impieghiamo l’energia e la gioia necessaria.
E’ essenziale vedere la realtà per ciò che è, accettarla e impegnarsi con coraggio “le cose, attualmente, sono come sono, ma se non ci vanno bene possiamo impegnarci per cambiarle”.

Se in questo periodo siamo vivendo un periodo di noia, non sappiamo come passare il tempo, non è un problema. Stare senza far niente, mani nelle mani, naso all’aria, dà il tempo di riflettere e stimola la creatività.
E’ difficile accettare la noia che nasce dalla banalità del quotidiano.
Spesso l’abitudine uccide il desiderio e l’entusiasmo.
Allora quando la vita ci appare povera di stimoli, piatta, invece di accusarci impegniamoci a partecipare a laboratori creativi in abito artistico, musicale, teatrale, di scrittura creativa o di poesia in modo da poterne conoscerne la ricchezza espressiva e stimolare la nostra consapevolezza.

Carla Cantore
Arteterapeuta | Fotografa





ESISTE UNA DIFFERENZA TRA FOTOGRAFIA MASCHILE E FEMMINILE?

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Quale è la differenza tra fotografia maschile e fotografia femminile, a mio parere ritengo che non esista una discordanza, la questione si fonda su una diversità di noi essere umani. Noi tutti, siamo persone diverse, con interessi e competenze diverse e utilizziamo il linguaggio fotografico per raccontare ciò che a noi sta a cuore.
E’ stato interessante venire a conoscenza tramite l’arch. Sabrina Lauria della esistenza di Adelina Sampietro, bernaldese, che è stata la prima donna che si è cimentata con la fotografia in Italia, la quale era figlia di arte, di un pittore e fotografo.
Considerato il periodo storico ritengo che Adelina Sampietro abbia avuto la possibilità di potersi dedicare alla fotografia proprio perché il padre si occupava di questo e quindi la famiglia l’ha sostenuta in questa sua passione, diventando una pioniera delle arti visive e della emancipazione femminile.
Situazione simile avveniva nel Regno Unito dove la Jiulia Margaret Pattle nota con il cognome del marito Cameron, inizia nel 1863 a dedicarsi alla fotografia. Sicuramente la Cameron come la Sampietro avevano sensibilità, capacità tecniche e idee ma anche per lei la famiglia (ricordiamo che era la prozia materna di Virgina Woof) è stata essenziale per poter intraprendere questa strada, fu proprio la figlia a regarle l’apparecchio fotografico e lei si dedicò soprattutto al ritratto di familiari, amici e persone che conosceva, creando così un nuovo senso di prospettiva: il primo piano.
Quindi per entrambe queste donne, per potersi dedicare alla fotografia è stato essenziale avere l’appoggio del proprio ambiente familiare, perché dobbiamo considerare i tempi in cui entrambe vivevano che consideravano le donne non al pari degli uomini, non avevano gli stessi diritti e questo sicuramente ha portato a una minore diffusione della fotografia tra le donne.
Tale diffusione ha proprio come basi la possibilità di indipendenza e autonomia, per poter fotografare bisogna potersi muovere, viaggiare, guidare ecc. A tal proposito dobbiamo considerare che negli Stati Uniti la donna ha iniziato ad avere il diritto di voto nel 1920 mentre in Italia arriviamo al 1948 e questo ha portato come risultato che Dorothea Lange ha potuto studiare fotografia (oggi ci sono pochi centri di fotografia riconosciuti dal MIUR in Italia) tra il 1915 – 1917, ha fotografato il mondo ma poi si è fermata a San Francisco per aprire un suo studio fotografico.
Sicuramente la sua sensibilità ma anche la sua stessa vicenda familiare la portò a dedicarsi al reportage sulle condizioni di immigranti, braccianti e operai. E’ stata inviata dal FSA (Farm Security Administration) negli anni ’30 insieme a Walker Evans ed altri fotografi a documentare i contadini che avevano abbandonato le campagne a causa delle tempeste di sabbia. Ha partecipato alla creazione della Magnum Photo.
In Italia invece la condizione femminile prevedeva che le donne si occupassero prevalentemente della famiglia e se svolgevano dei lavori erano sempre e solo per dare un sostegno economico alla famiglia ma non per un proprio interesse o attitudine.
Dobbiamo arrivare agli anni 50-60 per avere la prima documentarista freelance che girò l’Italia Marcella Pedone, ancora poco conosciuta, ma che con una cinepresa Bell&Howell, è entrata nel mondo prettamente maschile della produzione di documentari. Nelle sue immagini, fisse e in movimento, Marcella Pedone ha mostrato la natura, la società, le feste e le tradizioni dell’Italia del boom economico. Viveva tra le montagne, con i pescatori e i contadini.
Andava in posti da sola, dove di solito per le donne era proibito recarsi, e racconta che in un paesino lucano le signore del luogo la invitarono a confessarsi. Sbigottita lei chiese il perché e loro risposero: “perché porti la macchina da sola”. Per loro era peccato.
In quel periodo le case editrici appaltavano il lavoro solo agli uomini, le grandi aziende diffidavano della donna che viaggiava senza un maschio vicino. Se eri come Marcella Pedone le porte del fotogiornalismo si chiudevano anziché aprirsi anche se tutti le dicevano che era brava. Il lavoro di Marcella Pedone è stato a lungo misconosciuto. A causa della posizione subalterna della fotografia destinata all’ambito editoriale divulgativo rispetto ad altri ambiti più prestigiosi, come ad esempio la fotografia pubblicitaria, ma sicuramente anche a causa della sua condizione femminile rispetto a quella dei colleghi uomini.

Le autrici che espongono qui in questa mostra Sonia Maria Pia Sacco, Antonella Marzano,
Carmela Santangelo, hanno inquadrato quell’elemento della realtà che a loro stava a cuore, che le ha catturato, ha richiamato la loro sensibilità di essere umano, per questo troviamo chi ha fotografato gli animali, chi il proprio territorio, chi il luogo che ha visitato.
Queste fotografie raccontano di loro, del loro amore per i viaggi, per la terra in cui vivono, per la natura; questo è ciò che ci permette di fare la fotografia, di raccontare con immagini e loro lo hanno fatto, hanno reso l’invisibile, la loro interiorità in visibile attraverso queste fotografie oggi qui in mostra. Concludo dicendo che se c’è una differenza nel senso del vocabolario Treccani di: mancanza di identità, di somiglianza o di corrispondenza fra persone o cose… quindi di elementi fotografati dagli uomini e dalle donne; questo avviene proprio perché la donna ha dovuto essere forte, coraggiosa e lottare uscire dagli stereotipi dell’epoca come è avvenuto per la Carla Cerati, che vedevano la donna in casa ad accudire la famiglia. Le donne nelle fotografie hanno ripreso quello che ritenevano importante, ciò che valeva la pena documentare; la Cerati che lavorava come reportagista per l’Espresso si è dedicata alla lotta per la chiusura dei manicomi e proprio grazie al suo documentario sulle condizioni di queste strutture raccontato nel libro “Morire di classe” che la legge Basaglia nel 1978 è stata accolta. Sono stata contenta di averla conosciuta prima che venisse a mancare, ho parlato con lei del suo progetto, perché mi stavo documentando su come svolgere il mio reportage in un Centro per la cura dei disturbi del comportamento alimentare, poi pubblicato “Mirrorless - senza specchio”. Era una donna che aveva conosciuto cosa significava lottare per la propria libertà, la propria indipendenza, per avere la possibilità di potersi dedicare ai propri interessi, ai propri amori.
La Lisetta Carmi ha iniziato a fotografare durante gli eventi genovesi del 30 giugno 1960, ha realizzato una serie di reportage sociali legati prevalentemente all’ambiente genovese e alle condizioni lavorativi dei camalli del porto. Anche se il lavoro per cui oggi viene ricordata di più è quello dedicato ai travestiti che popolavano i vicoli di Genova negli anni ’60. Il primo reportage italiano che raccontava un pezzo di vita della città che normalmente veniva visto con disprezzo e imbarazzo dal resto della popolazione. Ecco le donne fanno questo lottano per gli altri, perché chi soffre possa avere la possibilità di essere riconosciuto come individuo, come persona, di avere dei diritti.
Come la fotografa italiano più conosciuta al mondo Letizia Battaglia che ha raccontato i fatti di mafia ma non solo anche la speranza e la solidarietà della sua terra.
Queste donne hanno tutte qualcosa in comune hanno lottato per fare un mestiere che veniva considerato un lavoro non adatto alle signorine. Una lotta che le donne hanno dovuto fare nel corso del tempo per poter svolgere tanti altri mestieri considerato adatti solo al genere maschile, quindi la questione è prevalentemente legata al pregiudizio su cosa una donna possa svolgere come lavoro e queste donne hanno dimostrato che la scelta non dovrebbe essere fatta a priori e da qualcun altro ma dall’individuo; il quale donna o uomo che sia dovrebbe in tutto il mondo essere libero di poter scegliere quale professione svolgere e avere le stesse possibilità di poter provare e di poter dimostrare in maniera personale le proprie capacità e il proprio valore

©Carla Cantore
Arteterapeuta - Fotografa

Scatti al femminile

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Nello splendida location della Torre normanna di Tricarico, alle 19.00, di martedì 10 agosto 2021 sarà inaugurata la mostra fotografica “Scatti al femminile” di Antonella Marzano, Sonia Maria Pia Sacco e Carmela Santangelo.

Sono tre donne-fotografo non professioniste di Tricarico che esporranno complessivamente 15 foto, frutto delle loro diverse esperienze artistiche e di vita,anche in un periodo fortemente influenzato dalla chiusura per l’emergenza sanitaria.

La mostra è stata organizzata dalla Delegazione Fai di Tricarico e della Lucania interna e dalla locale Pro Loco, con il patrocinio e il contributo della Città di Tricarico.

All’inaugurazione, coordinata dal giornalista Vito Sacco, interverranno, per i saluti, il sindaco di Tricarico Vincenzo Carbone, la capodelegazione Fai di Tricarico e della Lucania interna Sabrina Lauria e il vice presidente della Pro Loco Rocco Stasi.

Parteciperà la materana Carla Cantore, fotografa professionista e arteterapeuta, curatrice e organizzatrice di mostre fotografiche, che porta avanti diverse esperienze legate alla fotografia “come mezzo di esplorazione, crescita e incontro con se stessi, con l’altro e con l’ambiente”.

Antonella Marzano, tricaricese di nascita che vive e lavora a Perugia, esporrà cinque foto dal titolo “Intorno a me”, che ripercorrono, in senso descrittivo, la sua seppur breve esperienza fotografica, la quale cresce attraverso l’interesse per soggetti diversi ed è ancora in divenire.

Sonia Maria Pia Sacco presenterà cinque fotografie intitolate “Paesi e paesaggi lucani”, scatti che mettono in evidenza la bellezza della Lucania e di Tricarico, in particolare.

Il tema delle cinque fotografie di Carmela Santangelo è “Tricarico, insolite prospettive”, che deriva dalla sua voglia di (ri)scoprire il suo paese e il suo territorio, alla fine del duro isolamento del 2020.

Tutte le attività si svolgeranno nel pieno rispetto delle norme antiCovid-19 e saranno accessibili solo se in possesso di green pass.

La mostra sarà aperta fino al 31 agosto e potrà essere visitata tutti i giorni, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00.

Il gioco ri-creativo, gli antichi giochi a Matera Basilicata

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Nella rassegna della Fondazione Leonardo Sinisgalli ( Montemurro Pz) ”Le muse di Sinisgalli nell'Orto di Merola", giunta alla sua settima edizione, venerdì 30 luglio 2021 alle 21.00 per l'apertura di "Rapiti dalle Muse. L'incontro tra Leonardo Sinisgalli e Antonio Masini" percorso espositivo testi Fiorella Fiore, all'interno della mostra "I fanciulli battono le monete rosse; sarà inaugurato Doppio omaggio a Leonardo Sinisgalli, con: "Il gioco ri-creativo, gli antici giochi a Matera Basilicata" con opere scultoree di Franco di Pede, fotografie di Antonello Di Gennaro e testi di Carla Cantore -Arteterapeuta.

Un doppio appuntamento da non perdere.
La mostra resterà aperta fino al 30 settembre.

MOSTRA-PROGETTO IL SÉ LATENTE NEI FOTOGRAMMI DELLA NOSTRA ESISTENZ

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Venerdì 18 giugno 2021 ore 18,00 sarà inaugurata presso Arti Visive Gallery la mostra in tutta sicurezza e osservando tutte le precauzioni legate alle disposizioni anti Covid-19

"IL SÉ LATENTE NEI FOTOGRAMMI DELLA NOSTRA ESISTENZA"

a completamento del progetto promosso e sostenuto dall’Associazione A.Ma.Sa.M., che svolge dal 1997 importanti e svariate attività nell’ambito della salute mentale nella persona della Presidente Lucia D’Antona coadiuvato dalle volontarie Maria Teresa Cirillo, Giovanna D’Agostino, Nunzia Di Marsico, Bruna Losignore, Mariella Rago e Ester Esposito Vingiano
ideato e condotto dall’arteterapeuta Carla Cantore, che vede protagonisti nove autori:

Angelo, Cosimo, Giorgia, Lino, Luciana, Maria Lucia, Roberto, Santa e Santina

i quali hanno realizzato opere utilizzando diversi mediatori artistici come il disegno, il fotocollage, la pittura e soprattutto il linguaggio fotografico in diversi luoghi del centro storico di Matera in particolare presso: Palazzo Lanfranchi / Museo Archeologico Domenico Ridola / San Francesco D’Assisi / Cattedrale / Museo Diocesano / Sala degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile/ San Pietro Barisano.

La fotografia in questo progetto è stata utilizzata come linguaggio di comunicazione di sè, della propria interiorità e unicità, come strumento per veicolare il coraggio e l'iniziativa, per far uscire dal proprio isolamento, per portare i partecipanti a raccontare le loro emozioni.

Le fotografie realizzate raccontano non solo dell’individualità del singolo, ma anche dell’unione del gruppo formatosi durante questa esperienza e dell’umanità.

Il filo ispiratore e conduttore de Il Sé Latente nei fotogrammi della nostra esistenza, è l’uso partecipativo dei nuovi media, il coinvolgimento, la crescita individuale attraverso il contesto del lavoro di gruppo.

L’esposizione è stata curata in collaborazione con il Matera International Photography e con Arti Visive Gallery.

All’inaugurazione saranno presenti: la Presidente dell’Associazione Lucia D’Antona e le volontarie, i soci, gli autori Angelo, Cosimo, Giorgia, Lino, Luciana, Maria Lucia, Roberto, Santa e Santina, la Presidente e legale rappresentante Rosangela Maino OLTRE L’ARTE società cooperativa a r.l., l’arteterapeuta Carla Cantore, l’Arcivescovo S.E. Mons. Don Pino Caiazzo e Geo Coretti/Blu Video.

Inoltre l’associazione A.Ma.Sa.M. ringrazia: l’Arcidiocesi di Matera-Irsina, Don Angelo Gallitelli, la Direzione regionale Musei della Basilicata e la dott.ssa Silvia Padula, Funzionario Storico dell’Arte, OLTRE L’ARTE società cooperativa a r.l., Geo Coretti – Blu Video, Arti Visive Gallery e il Matera International Photography.

La mostra resterà aperta dal 19 al 24 giugno 2021 dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 17,30 alle 20,30 – ingresso libero.

100 Parole x 100 Fotografi - Progetto Editoriale

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Realizzato e promosso da Starring con la partnership di Photographers.it
Edito da Scripta Manent
Concept di Angelo Cucchetto e Francesco Tadini
Saggio introduttivo dei volumi di Michele Smargiassi

CONNESSIONE
Dal latino connexio-onis derivato da connettere ovvero dal latino con – nectere participio passato di connessus parola composta da con (cioè cum, insieme) e nectere che significa unire, intrecciare.

Per acquistare il primo volume questo è il link https://www.100parolex100fotografi.it/

Il Sè latente nei fotogrammi della nostra esistenza

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MERCOLEDI' 24 MARZO 2021 - ore 19,00 in diretta sulla pagina facebook #lostatosocialedellafotografia e sul canale youtube

IL SE’ LATENTE NEI FOTOGRAMMI DELLA NOSTRA ESISTENZA
Progetto di fotografia terapeutica

Il progetto promosso e sostenuto dalla Associazione A.Ma.Sa.M. - Associazione Materana per la salute mentale è un percorso in cui attraverso attività pratico-esperenziali con l'uso di diversi mediatori artistici ed in particolar modo del video e della fotografia si è maturato un rafforzamento dell’immagine di sé.

Incontriamo e ne parliamo con
Carla CANTORE | Arteterapeuta e fotografia
Lucia D'ANTONA | Presidente associazione A.Ma.Sa.M.
Ester ESPOSITO VINGIANO | Volontaria associazione A.Ma.Sa.M.
Oliviero ROSSI | Psicoterapeuta, arteterapeuta e direttore Istituto Nuove Arti Terapie.

Intervengono:
Alessandro CAPURSO
Pamela BARBA

Meditazione e arteterapia. Programmazione obiettivi e benessere futuro

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Mercoledì prossimo 27 gennaio 2021 ore 19.00, secondo appuntamento on-line con la dott.ssa Rosalia Stellacci e l'arteterapeuta Carla Cantore attraverso la meditazione e il mediatore artistico, lavoreranno in maniera materica sull'inconscio, per la programmazione e il raggiungimento degli obiettivi e per il benessere futuro.

«È stato uno dei miei mantra - il concentrarsi su una cosa e la semplicità. La semplicità può essere più difficile di qualcosa di complesso: devi lavorare duro per ripulire il tuo pensiero e renderlo semplice. Ma alla fine paga, perché una volta che ci riesci puoi spostare le montagne». Steve Jobs

OFFERTA LIBERA

Per info e prenotazioni centro di Meditazione e Yoga
AL JALIL YOGA - Matera
Segreteria 389 1986778
Carla Cantore 348 2774207

Materiale da preparare:
- cartoncino bianco (è preferibile come colore in quanto è neutro e richiama la luce) di una misura di circa 50 x 70 cm o maggiore;
- colla e forbici;
- penna e matite colorate;
- riviste (almeno due o tre di tipologia diversa con prevalenza di fotografie)
- candela bianca e accendino (per creare uno spazio sacro)
Per chi ha partecipato all'incontro del 20 gennaio terrà a portata di mano i lavori che ha creato; per gli altri partecipanti sarebbe preferibile ma non è obbligatorio vedere la registrazione e cercare di prepararli prima del nuovo incontro.

Meditazione a ritroso sull'anno precedente. Comprendere per disinnescare

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Mercoledì prossimo 20 gennaio 2021 ore 19.00, appuntamento on-line di meditazione a ritroso e riprogrammazione, la dott.ssa Rosalia Stellacci e l'arteterapeuta Carla Cantore attraverso la meditazione e il mediatore artistico, in particolare utilizzando il metodo di orientamento dinamico elaborato dalla Naumburg per svelare significati inconsci e così renderli più comprensibili, lavoreranno in maniera materica sull'inconscio, per un miglioramento della vostra vita presente e futura.

OFFERTA LIBERA

I materiali da preparare sono pochi e di facile recupero:
- Un proprio ritratto o autoritratto del 2020 stampato su carta A4 (bianco e nero o colori come si preferisce) (se si ha problemi a stamparlo l’importante è che questo ritratto sia scelto e memorizzato sul cellulare)
- 7 fogli bianchi (bianchi da entrambi i lati – no fogli da riciclare )
- una penna
- un cartoncino bianco misura A4 (assolutamente bianco se non è possibile recuperarlo allora va bene un foglio di carta A4 bianco)
- un righello
- una matita
- dei colori a matita
- una candela bianca
- un accendino

Per info e prenotazioni centro di Meditazione e Yoga
AL JALIL YOGA - Matera
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www.aljalilyoga.com
www.carlacantore.com

Il profondo valore del qui e ora

date » 30-11-2022 17:26

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Qui e ora: prestare attenzione al momento presente.

Prima di addentrarci nello straordinario significato del qui e ora, proviamo un attimo a ripensare ai nostri pasti. Riesci a ricordare l’ultima volta che ti sei seduto e hai semplicemente mangiato, facendo solo quello? E per “solo quello” intendo: guardare il cibo, odorarlo, apprezzarne il profumo, assaggiarlo e gustarlo, rimanendo consapevoli nel masticarlo e inghiottirlo. Non ti sorprenderà sapere che per la maggior parte di noi questo ricordo è quasi, se non del tutto, inesistente. Non soltanto perché è sempre più raro compiere un’azione specifica, come quella del nutrirsi, isolandola da altre azioni (mangiamo con la tv o radio accesa, mentre leggiamo, lavoriamo, ecc.), ma perché ci resta pressoché impossibile dedicare la nostra totale attenzione a un semplice gesto quotidiano.

Qui e ora: se ne sente tanto parlare, ma con tanta confusione e si finisce per relegare questo concetto a una pratica zen molto lontana dalla nostra vita.

Ma cos’è davvero il qui e ora?

Come apprezzare allora questo famigerato qui e ora e comprenderne il valore?

La semplicità e l’immensa forza del qui e ora è cosa farai adesso, in questo preciso momento. Possiamo prendere una decisione solamente nell’attimo in cui si ha la necessità di prenderla e in quel momento che le decisione ci appaiono più chiare e cristalline.

L’unico arco temporale in cui abbiamo potere è quello attuale, l’eterno presente.

Quindi la sfida sta proprio in questo: prestare attenzione al presente.

Uno dei benefici di focalizzarci sul presente è che semplifica la nostra esistenza. Quante volte ci alziamo già con l’ansia all’idea di avere mille cose da fare? La nostra vita cambia letteralmente quando comprendiamo che è possibile fare solo una cosa alla volta:al mattino, apri gli occhi, siediti, alzati, vai in bagno e così via, vivendo la tua giornata con la piena attenzione al singolo momento.

Ci risulta davvero difficile, come individui, vivere il momento presente, il qui e ora. Alcune volte abbiamo l’impressione che non ne valga la pena, ma è strano pensare che si riesce a prestare attenzione a un film o a un videogame per parecchie ore, mentre si fa fatica a focalizzarsi sul mangiare. La nostra mente è perennemente agitata, si muove costantemente tra pensieri, sogni, aspettative, ricordi e non fa caso a dove si trova in quel momento o a cosa sta facendo.

Il filosofo Alan Watts scriveva:

“Il potere dei ricordi e delle aspettative è tale che per la maggior parte degli esseri umani il passato e il futuro sono… più reali del presente.”

Che cosa possiamo fare, dunque, per affrontare la sfida, tutta umana, di vivere davvero il presente?

Per prima cosa, dovremmo comprendere che non esistono momenti di ordinaria amministrazione.Siamo abituati a trattare alcune azioni con più dignità e rispetto, mentre con altre ci concediamo il lusso di assentarci mentalmente.

Il segreto è tutto qua: capire che non ci sono momenti di primo e di secondo ordine e che ogni istante ha un valore inestimabile. La vita è un insieme di attimi e momenti, quindi la qualità di ogni singolo istante determina la qualità dell’esistenza. Ogni momento conta.

La vita è un succedersi di momenti e che dietro ogni attimo della nostra esistenza può celarsi una grandissima lezione di vita.

Utillizziamo il verbo fare in riferimento alle nostre attività quotidiane: facciamo da mangiare, facciamo shopping, facciamo una telefonata, facciamo una chiacchierata. Il verbo fare, tuttavia, spoglia ogni azione dalla consapevolezza: andrebbe sostituito con il verbo praticare.

C’è un motivo per cui si utilizza il verbo praticare quando ci riferiamo a uno sport, a un ballo, all’esercizio musicale o a un’arte in generale, perché sono tutti percorsi in cui ci prefiggiamo di migliorarci. Il problema è che vediamo queste attività speciali, finendo per separarle dal resto della nostra quotidianità, come se quest’ultima fosse divisa tra azioni dignitose e azioni meno dignitose.

Se iniziamo a praticare tutto con la stessa passione, devozione, attenzione e consapevolezza, trasformiamo la nostra vita in un’opera d’arte, perché il nostro modo di vivere diventa unico, diverso da quello di qualsiasi altra persona. È proprio vero, come dicono i maestri zen, che il modo in cui facciamo qualsiasi cosa riflette il modo in cui si fa tutto. Quando riusciamo a padroneggiare una cosa (anche fosse servire il tè), padroneggiamo noi stessi.

Carla Cantore
Fotografa e Arteterapeuta

Pubblicato da Alba Lucana il 22 novembre 2020

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