Carla CANTORE
Foto - Arteterapeuta | Curatrice
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ARTE - UN VIAGGIO NELLE PROFONDITÀ DI SÈ

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Da bambini molto probabilmente ci siamo divertiti a colorare, disegnare, fare collage o castelli di sabbia. Mentre cresciamo e da adulti incominciamo a non considerarci così creativi o dotati di talento artistico.
Eppure inconsapevolmente ci sarà capitato di sperimentare il potenziale dell'arte.
Qualcuno dipinge oppure si dedica alla fotografia come hobby, in questo modo riesce a rilassarsi, a trovare sollievo dallo stress. Altri magari si dedicano alla scrittura, alla poesia oppure tengono un diario dove inseriscono frasi o immagini o fanno schizzi e lo trovano utile per comprendersi. Altri invece scarabocchiano mentre parlano al telefono oppure fanno dei disegni mentre sono in attesa, tutto ciò li aiuta a pensare più chiaramente.

Queste sono tutte attività che vengono svolte per poter allentare la tensione e lo stress, per calmarsi, per trovare un certo piacere e/o superare sentimenti sgradevoli.

L’arte permette di giocare con i colori e può diventare un modo per colorarsi la vita.

Se ci fosse un qualche passante ad osservare un incontro di arteterapia, mi rendo conto che potrebbe sembrare una lezione di disegno o di pittura. Invece c’è una grande differenza: l’obiettivo. Per capirci: in una lezione d’arte vi chiederanno di rappresentare sul foglio quello che vedete fuori da voi. Come ritrarre una modella o dipingere una natura morta. In un incontro di Arteterapia invece vi si chiederà di esplorare la vostra esperienza interna (sentimenti, percezioni, immagini). Questo perché il focus a cui puntare l’attenzione è posto sullo sviluppo e l’espressione di immagini che affiorano da dentro.

Avere un approccio creativo all’esistenza significa prendere in mano gli elementi della vita e rimescolarli come più ci piacciono.
“L’arte è l’espressione dei sentimenti più profondi nel modo più semplice”
Albert Einstein

Spesso trasformare le emozioni in parole è difficile, può essere di grande supporto l’utilizzo di materiale e tecniche artistiche. Arte ed emozioni sono indissolubilmente legate.

Attraverso il potere dell’arte attiveremo qualcosa di non definito, nominato o espresso a parole. Lasciando libero il nostro flusso interiore faremo esperienza di gioco e incontro con la nostra creatività e la nostra immaginazione. In quel momento ciò che creiamo giunge dalla nostra anima spontaneamente e possiamo così esprimere le nostre emozioni profonde senza metterci in gioco in modo diretto. Il foglio, il colore, la tela, la creta e qualsiasi altro materiale artistico diventa così una zona franca, uno spazio protetto dove poter sperimentare nuovi modi di essere, di pensare e di sentire e così conoscersi e raccontarsi.

Per un bambino è naturale impugnare un colore, farà un tratto grafico, per noi adulti sarà un semplice scarabocchio ma per loro è il primo tentativo di comunicare con il mondo esterno. Crescendo si perde quella spontaneità e immediatezza di comunicare con le immagini e utilizziamo maggiormente la parola e il linguaggio verbale, perdendo coì parte della nostra spontaneità.

Riuscire a ritrovare queste immagini, con incontri guidati di mediazione artistica, presentarle agli altri e noi stessi per primi, ed esplorarle ci permette di recuperare la nostra storia. Le nostre parti più profonde.

Nei miei gruppi ho potuto sperimentare come ogni persona arriva da me con la sua storia, con le sue convinzioni, con i suoi bisogni e le sue aspettative. Arriva e si concede una pausa di ascolto, di apprendimento e di consapevolezza. Il gruppo diventa un contenitore, uno spazio relazionale non giudicante entro cui ogni partecipante, guidato, potrà misurarsi con l’altro, e attraverso l’altro prendere coscienza di sé, in un confronto liberatorio e costruttivo.

Fare arte e farla in gruppo risulta essere particolarmente benefico perché può aiutare la persona a fare i conti con le proprie emozioni, nel gestirle, nel prendere le decisioni, le situazioni ambigue. Così come nel laboro di gruppo si è agevolati nel superare il senso di isolamento attraverso il sentirsi appartenere a un gruppo e sperimentare nuove strategie comportamentali.ci viene in aiuto affermando che ogni creazione artistica può potenzialmente sollecitare alcune abilità e risorse.

“Il coraggio di immaginare alternative è la nostra più grande risorsa, capace di aggiungere colore e suspense a tutta la nostra vita”.
Daniel J. Boorstin


© Carla Cantore | Arteterapeuta e formatrice certificata Metodo Caviardage®

GEP - GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO | NEL BLU DIPINTO DI BLU

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La Galleria Arti Visive comunica che sabato 25 e domenica 26 settembre la mostra/installazione “NEL BLU DIPINTO DI BLU_ Le ali della libertà” rientra nelle GEP - Giornate Europee del Patrimonio, consolidata iniziativa europea promossa dal Ministero della Cultura in considerazione del tema di quest’anno l’inclusione: un invito e spunto per riflettere sulla partecipazione al patrimonio culturale estesa a tutti i cittadini.
Lo slogan “Patrimonio culturale: TUTTI inclusi” è la traduzione di “Heritage: All inclusive” scelto dal Consiglio d’Europa.
Il progetto è patrocinato dal Comune di Matera.

Il progetto è stato promosso dall’Associazione A.Ma.Sa.M., che svolge dal 1997 importanti e svariate attività nell’ambito della salute mentale nella persona della Presidente Lucia, ideato e condotto dall’arteterapeuta Carla Cantore, coadiuvata dalle volontarie dell’associazione: Maria Teresa Cirillo, Giovanna D’Agostino, Grazia Po, Mariella Rago, Anna Silvestro e Ester Esposito Vingiano; svoltosi presso la sede della associazione dal 28 gennaio fino al 27 maggio 2021; in questo periodo i partecipanti: Angelo, Claudia, Francesco, Giorgia, Lino, Luciana, Maria, Michele, Nunzio, Rosa S., Rosa V., Santina e Sara hanno realizzato delle opere di pittura, poesia visiva, manifesti utilizzando anche la scrittura poetica con il Metodo Caviardage® della materana Tina Festa.

L’esposizione è stata curata in collaborazione con il Matera International Photography e con Arti Visive Gallery.
La mostra resterà aperta nei giorni 25 -26 settembre 2021 dalle ore 10 alle 12,30 e dalle ore 17,30 alle 20,00.
INGRESSO LIBERO CON GREEN PASS

NEL BLU DIPINTO DI BLU_PRESENTAZIONE VIDEO E CATALOGO

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Le opere realizzate dai partecipanti: Angelo, Claudia, Francesco, Giorgia, Lino, Luciana, Maria, Michele, Nunzio, Rosa S., Rosa V., Santina e Sara; durante il progetto promosso dall’ Associazione A.Ma.Sa.M., nella persona della Presidente Lucia D’Antona; con l’utilizzo di diversi mediatori artisti tra cui il Metodo Caviardage® ideato dalla materana Tina Festa sono state racchiuse in un catalogo dal titolo “Nel blu dipinto di blu_le ali della libertà” e in un video realizzati dall’arteterapeuta Carla Cantore in collaborazione con Blu Video; entrambi saranno presentati presso Arti Visive Gallery il 24 settembre 2021 ore 18,00


Alla presentazione interverranno: la Presidente dell’Associazione Lucia D’Antona e le volontarie, gli autori, l’arteterapeuta Carla Cantore, i Direttori della Residenza Brancaccio Luca Iacovone e Michele Plati, il rappresentante della Comunità Alloggio Gino Masciullo (Casa Famiglia) Samanta Fusiello, il dott. Luigi Bradascio Ass. Amici del cuore, l’Arcivescovo S.E. Mons. Don Pino Caiazzo, Geo Coretti/Blu Video, Prof. Franco di Pede Arti Visive Gallery, Gianleo Iosca CSV Basilicata, Dott. Marotta D.S.M., la psicologa dott.ssa Caterina Rotondaro, l’ass. sociale dott. Bruno Francione, Antonello Di Gennaro art-director Matera International Photography, M. Rosaria Pellegrino Ass. Moica, Anna Maria Colangelo Ass. AIPD, Bruno Caiella Ass. Maria SS. della Bruna, Pino Loperfido Ass. AVIS, il rappresentante del Comune di Matera.

La mostra è patrocinata dal Comune di Matera.
Il video sarà possibile visionarlo fino al termine della mostra il 26 settembre 2021.
Orari di apertura 10/12,30 – 17,30/20,00
INGRESSO LIBERO CON GREEN PASS


Successivamente il video sarà pubblicato sul sito www.carlacantore.com

RASSEGNA STAMPA
Nel blu dipinto di blu, il 24 settembre presentazione catalogo e video di Carla Cantore negli spazi di Arti Visive Gallery a Matera

A MATERA “NEL BLU DIPINTO DI BLU”, INSTALLAZIONE DELL’ARTETERAPEUTA CARLA CANTORE



LA SCOPERTA DELL'EFFETTO TERAPEUTICO DELLA FOTOGRAFIA.

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Durante il diciannovesimo secolo, la psicoanalisi ha cominciato ad utilizzare la fotografia per aiutare le persone ad esplorare il loro mondo interiore. Proprio all’interno di un manicomio il Surrey County Lunatic Asylum, che Hugh W. Diamond, fotografo amatore e psichatra, considerato «il padre della fotografia psichiatrica» ha colto per la prima volta la valenza terapeutica della fotografia.
Nel 1852 Hugh W. Diamond ha ritratto i pazienti del manicomio e utilizzato le fotografie come mezzo diagnostico per identificare «tipi d’insania» – «the types of insanity» dando così il primo contributo fotografico alla psichiatria Il suo lavoro fu presentato nel maggio del 1856 in una relazione presentata alla Royal Society in cui espose le sue idee riguardo i vantaggi che la psichiatria poteva trarre dall’uso della fotografia. Scoprì, che mostrare le fotografie ai pazienti, producevano effetti positivi. Essi, infatti, diventavano più consapevoli della loro identità fisica e prestavano maggior attenzione alla loro apparenza, poiché la loro autostima era rafforzata ogni volta che vedevano una foto in cui stavano bene.

Nel 1857 fu pubblicato un articolo sul «The Photographic Journal 3», di T. N. Brushfield, direttore del Chester County Lunatic Asylum, il quale aveva osservato i suoi pazienti mentre guardavano la propria fotografia ed era scaturito che si sentivano appagati da questa visione tanto da richiedere di inviarla ai propri cari.
Mentre nel 1880 William Charles Hood al Bethlem Asylum dichiarò che studiando i propri pazienti si era reso conto che per loro farsi fotografare rendeva diversa e più piacevole la giornata e inoltre esponevano osservazioni riguardo il proprio aspetto esteriore. Non solo nella psichiatria ma anche in altri ambiti professionali veniva utilizzata la fotografia e questo ha contribuito direttamente o indirettamente alla nascita della Fototerapia, dal padre del Psicodramma, Jacob Levi Moreno, che usava le fotografie come punto di partenza per le sedute di gruppo.
Il lavoro di Moreno ha offerto spunto importanti nella formulazione di progetti di Fototerapia di Jo Spence negli anni 80’. Mentre Keit Kennedy, anche se non ha mai ricevuto i dovuti riconoscimenti, è anche essa uno dei pionieri della nascita della fotografia terapeutica contemporanea. Insegnante di Arte e teatro Keith Kennedy conduce negli anni ’70, nell’ospedale psichiatrico Hendersone dove lavorava, un programma di fototerapia, il «Group Camera» le cui tecniche ha poi insegnato Joe Spence, fotografa professionista, scrittrice e attivista socioculturale.

Jo Spence, forse poco conosciuta in Italia, ha utilizzato la fotografia in maniera prolifera, si è indirizzata verso la fotografia documentaristica a forte taglio sociale, ha fondato la Photography Workshop Ltd con Terry Dennet, una piattaforma itinerante in quanto credevano nella emancipazione attraverso l’uso della fotografia, e ha seguito delle ricerche volte ad utilizzare la fotografia per prendersi cura di sé. Il metodo di Jo Spence, trasse inspirazione dal Teatro dell’Oppresso di Augusto Boal, adattando le tecniche socio-teatrali di Boal al lavoro con la fotografia e articolandole con altre idee come quelle di Edward De Bono sul pensamento creativo e quelle di Jean Littlewood sulla drammatizzazione del quotidiano; ma anche da altri tipi di linguaggi: dal cinema di Dziga Vertov, dalla FotoPerformance di Fred Holland Day, dalla Grammatica delle Motivazioni di Kenneth Burke, dalla letteratura di Lewis Carrol e dallo psicodramma di Jacob Levy Moreno.
Nel 1979 ha realizzato un libro “Beyond The Family Album” in cui ha affrontato diverse sue preoccupazione rispetto alla sua vita familiare: divorzio, malattia, relazioni madre-figlia. La Spence cerco “la rappresentazione del non rappresentabile” (Spence 1986-98).
Nel 1982 quando le fu diagnosticato il cancro elaborò il progetto “shock/cancer” e continuo così ad elaborare e mettere in scena metodi innovativi come: la “Messa in Scena Terapeutica” (Therapeutic Staging), la “Terapia allo Specchio” (Mirror Therapy), lo “Scripting” creando un copione. Nel 1984 in collaborazione con Rosy Martin sviluppò la “Terapia fotografica” o “Fototerapia collaborativa”, utilizzando tecniche di co-counseling in cui veniva invertita la relazione fotografo e soggetto. In questa nuova modalità il soggetto gestire la propria rappresentazione, è in grado di recitare la propria narrazione personale.
Quando le chiedevano il significato di Foto Terapia, Jo Spence rispondeva: “utilizzare la fotografia per curare noi stessi, prendendo sempre in considerazione la possibilità della trasformazione attiva”. [1]
La diversità di fonti di inspirazione dei metodi di Jo Spence, ben come la sua creatività e apertura mentale rappresentano, per quanto riguarda la Foto Terapia, il punto di riferimento storico agli interventi di Fototerapia di Ayres Marques, fotografo e esperto di comunicazione e linguaggi non verbali.

Nel 1979 J. P. McKinney utilizza la Fototerapia Attiva applicata agli adolescenti. Nel suo articolo Photo Counseling pubblicato nella rivista Children Today, McKinney riporta la testimonianza di una insegnante che racconta come un ragazzo tredicenne di una classe di adolescenti con problemi emozionali abbia iniziato a fare amicizia soltanto dopo aver portato in classe delle fotografie di famiglia per mostrare ciò che non riusciva spiegare verbalmente.
Robert C. Ziller, docente di Psicologia all’Università della Florida, pratica la Fototerapia Attiva, stimolando i suoi pazienti a scattare delle foto durante e fuori delle sedute terapeutiche. Una esperienza che sarà raccontata nel libro “Photographing the Self” (1990).
Nel 1975 intanto in Canada Judy Weiser, fotografa, psicologa e arteterapeuta scrisse il suo primo articolo sulla “Fototerapia”.

Dopo l’articolo della Judy Weiser, oggi maggior esponente della Fototerapia e promotrice della sua diffusione, vari psicologi, psichiatri e altre figure professionali nell’ambito della salute mentale iniziarono ad interessarsi alla Fototerapia, tanto che nel 1978 si riunirono per scambiarsi informazioni e per discutere le loro esperienze nel “Primo Simposio Internazionale di Fototerapia” negli Stati Uniti.
In Italia interessanti sono i lavori tra fotografia e psicologia: Gioia Marzi, psichiatra e micropsicoanalista, riprende il modello di Courtit e Cadoni per elaborare il suo programma di utilizzo della fotografia nella sua pratica al Centro di salute Mentale di Frosinone. Nicola Peluffo, docente di Psicologia Dinamica all’Università di Torino e direttore dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, pubblica il libro “Immagine e Fotografia”.

Fabio Piccini è un medico e psicoanalista, ha dato vita alla prima comunità virtuale italiana per pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare. Da anni si occupa dell'autoritratto fotografico e delle sue applicazioni in funzione terapeutica. Pubblica il libro “Tra arte e terapia. Utilizzi clinici dell'autoritratto fotografico”. Importanti contributi per il riconoscimento della ufficiale delle potenziali terapeutiche li abbiamo avuti da Oliviero Rossi docente nell’ambito della Psicoterapia della Gestalt e del Counseling, direttore di
due riviste – «Formazione in Psicoterapia Counseling Fenomenologia» e «Nuove Arti Terapie». Direttore del Corso di Formazione Triennale in Arteterapia (sedi di Roma, Bologna e Catania) della Nuova Associazione per le Artiterapie; professore invitato per il corso di Psicologia Dinamica presso la Università Antonianum – Facoltà di Filosofia -, dove è Direttore del Master Universitario di I Livello: “Metodologie dell’immagine video e fotografica nella relazione d’aiuto e nelle artiterapie”. Inoltre, nel 2009 ha pubblicato il libro Lo sguardo e l’azione. Il Video e la Fotografia in Psicoterapia e nel Counseling, in cui parla della sua esperienza con la fototerapia e la videoterapia, spiegando anche come vi è giunto. Invece C. Parrella coordina da circa sei anni un Laboratorio di Fototerapia attivo presso l’ASL2 di Lucca e sorto proprio grazie alle esperienze da lui maturate nell’ambito dell’arteterapia, al quale ha dato il suo contributo anche mettendo a punto le tecniche della VideoBiografia, del VideoDilemma e del VideoTraining, utili nei progetti di prevenzione al disagio adolescenziale.

Viene riconosciuto così che la fotografia è uno strumento che nel setting terapeutico può essere utilizzata per favorire la narrazione di sé e della storia del paziente, superando i limiti e le difese dei resoconti verbali. Molte informazioni si possono trarre grazie all’analisi delle foto di famiglia: sulle dinamiche, interazioni, sui confini e così via. L’utilizzo delle fotografie migliora l’autostima, promuove il confronto di sé e permette di esplorare i propri vissuti emotivi, non solo rispetto alle foto contenute nei propri album ma anche attraverso la produzione di nuove fotografie o di altrui fotografie.

Carla Cantore | Arteterapeuta

Web bibliografia
[1] Jo Spence cit. http://www.psychomedia.it/pm/arther/fotogr/deangelis.htm

Bibliografia
Acocella Anna Maria e Rossi Oliviero (2013) Le nuovi arti terapie. Percorsi nella relazione d’aiuto. Franco Angeli S.r.l. Milano
Barthes Roland (1980) La camera chiara. Nota sulla fotografia. Einaudi, Torino
Barthes Roland (2002) L’impero dei segni. Piccola Biblioteca Einaudi, Bologna
Piccini Fabio (2010) Tra Arte e Terapia. Utilizzi clinici dell’autoritratto fotografico. Cosmopolis da M.G. Torino
Rossi Oliviero (2009) Lo sguardo e l’azione. Edizioni Universitarie Romane, Roma
Weiser Judy (2013) FotoTerapia. Tecniche e strumenti per la clinica e gli interventi sul campo. Franco Angeli S.r.l. Milano

Meditazione e arteterapia. Programmazione obiettivi e benessere futuro

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Mercoledì prossimo 27 gennaio 2021 ore 19.00, secondo appuntamento on-line con la dott.ssa Rosalia Stellacci e l'arteterapeuta Carla Cantore attraverso la meditazione e il mediatore artistico, lavoreranno in maniera materica sull'inconscio, per la programmazione e il raggiungimento degli obiettivi e per il benessere futuro.

«È stato uno dei miei mantra - il concentrarsi su una cosa e la semplicità. La semplicità può essere più difficile di qualcosa di complesso: devi lavorare duro per ripulire il tuo pensiero e renderlo semplice. Ma alla fine paga, perché una volta che ci riesci puoi spostare le montagne». Steve Jobs

OFFERTA LIBERA

Per info e prenotazioni centro di Meditazione e Yoga
AL JALIL YOGA - Matera
Segreteria 389 1986778
Carla Cantore 348 2774207

Materiale da preparare:
- cartoncino bianco (è preferibile come colore in quanto è neutro e richiama la luce) di una misura di circa 50 x 70 cm o maggiore;
- colla e forbici;
- penna e matite colorate;
- riviste (almeno due o tre di tipologia diversa con prevalenza di fotografie)
- candela bianca e accendino (per creare uno spazio sacro)
Per chi ha partecipato all'incontro del 20 gennaio terrà a portata di mano i lavori che ha creato; per gli altri partecipanti sarebbe preferibile ma non è obbligatorio vedere la registrazione e cercare di prepararli prima del nuovo incontro.

Meditazione a ritroso sull'anno precedente. Comprendere per disinnescare

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Mercoledì prossimo 20 gennaio 2021 ore 19.00, appuntamento on-line di meditazione a ritroso e riprogrammazione, la dott.ssa Rosalia Stellacci e l'arteterapeuta Carla Cantore attraverso la meditazione e il mediatore artistico, in particolare utilizzando il metodo di orientamento dinamico elaborato dalla Naumburg per svelare significati inconsci e così renderli più comprensibili, lavoreranno in maniera materica sull'inconscio, per un miglioramento della vostra vita presente e futura.

OFFERTA LIBERA

I materiali da preparare sono pochi e di facile recupero:
- Un proprio ritratto o autoritratto del 2020 stampato su carta A4 (bianco e nero o colori come si preferisce) (se si ha problemi a stamparlo l’importante è che questo ritratto sia scelto e memorizzato sul cellulare)
- 7 fogli bianchi (bianchi da entrambi i lati – no fogli da riciclare )
- una penna
- un cartoncino bianco misura A4 (assolutamente bianco se non è possibile recuperarlo allora va bene un foglio di carta A4 bianco)
- un righello
- una matita
- dei colori a matita
- una candela bianca
- un accendino

Per info e prenotazioni centro di Meditazione e Yoga
AL JALIL YOGA - Matera
Segreteria 389 1986778
Carla Cantore 348 2774207

www.aljalilyoga.com
www.carlacantore.com

SCATTI #PEOPLEFIRST

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6 ottobre 2020 ore 18,30
TEATRO ROSSINI - GIOIA DEL COLLE (BA)



WORKSHOP
L'ARTE E' TERAPIA?


L'arte ha sempre qualcosa da offrire e l'arte terapeuta è il mediatore, facilitatore e portavoce delle riccheze interiori di ogni individuo, senza giudizio e discriminazioni.

INTERVENGONO
Antonello DI GENNARO - FOTOGRAFO
Carla CANTORE - ARTETERAPEUTA
Pietro PARADISO - STILISTA
Nicoletta PAVONE - ASSOCIAZIONE A.SO.TU.DIS

MODERA
Rosa SURICO

ORGANIZZATORE
LO STATO SOCIALE DELLA FOTOGRAFIA

MOSTRA FOTOGRAFICA
SCATTI

Il centro storico di Gioia del Colle visto dai ragazzi dell'Associazione A.So.Tu.Dis
Progetto a cura di Alessandro Capurso

Biennale Internazionale d'Arte Fotografica

Riviera dei Cedri 2020
digital edition

"Storie di bellezza"

Frammenti di visioni, fermi-immagine da un tempo sospeso, l'incanto della realtà, l’armonia, il fascino di un mondo di meraviglie.
La mostra è un percorso di riscoperta di valori, di esistenze, di condivisione, è un racconto per immagini da realtà misconosciute, trascurate se non sminuite, ma che fanno parte della nostra identità, della nostra storia.
La ferrovia dismessa, la città della storia, l’antica salina, il carnevale sardo, i riti della settimana santa, la realtà del quotidiano, serbano immagini di bellezza che vale la pena raccontare.
La mostra è anche un network di informazioni per allargare i propri orizzonti, per aprire spazi di riflessione.
E’ un percorso di scoperta, costruito intorno all’esperienza emozionale di fotografi che hanno fissato in immagini visioni da un mondo meraviglioso e che traducono in storie di bellezza.
“Non c’è futuro senza conoscenza!”
Gli autori coinvolti sono:
-Carla Cantore, Matera: la bellezza pre-lockdown.
-Antonello Di Gennaro: Matera durante il lockdown, la bellezza ritrovata.
-L’Impronta (Diego Mazzei, Giovanna Seminara, Marilena Pulito, Carmelo Gallo, Sonia Ferrari): FerroSilana Express.
-Stefano Milazzo: Laguna a sud.
-Tiziana Ruggiero: Animae a nudo.
-Vincenzo Tosini: Sardegna e La settimana Santa a Verbicaro e Diamante.
-Ludovica Sarti: Storie da un mondo di meraviglie.
-Ombretta Gazzola: Bruciano le ore.

IL COLLAGE: SPECCHIO EMOTIVO.

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Narrarsi è sì un viaggio nella memoria ma è soprattutto un raccontarsi nel qui e ora, ed è proprio su questo che bisogna soffermarsi, sulla modalità narrativa e su come vengono espressi o rappresentati gli avvenimenti e le relazioni.
Nel processo di narrazione di sé, il collage o foto collage; è un lavoro che spinge il narratore a compiere delle scelte, a fare una selezione, a scartare. Inoltre come si relaziona con questi elementi, la facilità o difficoltà nello strappare le pagine, nel tagliare e ricomporre il materiale da inserire, il rimanere nei bordi di un foglio bianco o a uscire da esso, eseguire le indicazioni o chiedere di poter andare oltre possono fornire indicazioni di come il partecipante organizza la sua vita, la sua quotidianità, come si relaziona con le parti di sé e gli altri.
In questo modo si rende visibile ciò che è invisibile, il proprio paesaggio interiore, le proprie parti ombre.
Le fotografie o parole delle riviste saranno scelte ma soprattutto attrarranno l’autore.
Il collage diventa uno specchio del mondo emotivo dell’autore. I partecipanti forse sceglieranno immagini e parole più di quanto possano servire effettivamente, come quando si prepara il bagaglio e si porta più vestiario del necessario.
Il laboratori in cui si utilizza il fotocollage porta i partecipanti verso una scelta ad una immersione nel qui e ora, a ritrovarsi in un caos di frammenti e a portare alla luce un’opera che parla di ognuno di loro. Il fotocollage racconta il viaggio fisico e emotivo, tramite la scelta di immagini e parole ritagliate da alcune riviste.
In questa opera bidimensionale l’invisibile sarà diventato visibile. Frammenti del mondo interno rimanderanno al mondo esterno, in questa sovrapposizione e intersecazione, dove alcuni saranno chiari altri invece saranno intuibili e avranno bisogno di un orientamento del conduttore per essere portati alla luce, in questo spazio esperienziale arteterapeutico in cui ciò che è già noto viene visto in maniera diversa. Diventa così, un narrarsi in modo nuovo e diverso rispetto al modo in cui ci vediamo nel mondo.
Un dialogo che inizia tra il dentro e il fuori, nel setting arteterapeutico, un luogo dove potersi mettersi in gioco, intimo ed accogliente, in cui l’anima possa abitare, trarne nutrimento, e dialogare con se stessa e con l’altro da se. Cosi come scrive Eugenio Borgna “Non c’e esperienza dell’io che non sia esperienza del mondo. Noi siamo gettati e immersi nel mondo con le nostre speranze e le nostre disillusioni, le nostre angosce e la nostra disperazione, le nostre attese e la nostra gioia. Non c’e l’io, da una parte, e il mondo delle cose e delle realtà umane, dall’altra; ma l’io si riflette nel mondo e il mondo si rispecchia nell’io in una circolarità senza fine.” 1

Ciò che si vive nel processo creativo del collage è de-strutturazione, ri-costruzione e ri-generazione, dove l’angoscia della distruzione del vecchio mondo viene placata grazie alla libertà concessasi di crearsene uno nuovo. Grazie al processo creativo l’arteterapeuta accompagna il partecipante a de_strutturare, destituire una parte di sé da significati acquisiti nel corso della vita, a rendere visibile il proprio vissuto interiore, bisogni e comportamenti, a creare qualcosa di nuovo che sviluppi responsabilità, consapevolezza e presenza che definiscono l’esser al mondo. L’arteterapeuta porta il partecipante a gestire un momento molto importante, quello della separazione dall’opera creata, da un momento vissuto come fortemente proprio si passerà ad un momento di forte sofferenza derivante dal distacco dal prodotto creato, che potrebbe essere percepito come un vero e proprio lutto. Ma solo quando si riconosce che l’opera creata è altro da sé, anche se espressione di sé, allora l’arteterapeuta può intervenire e utilizzare come mediatore il prodotto artistico per entrare in relazione con il cliente e in relazione tra l’autore e il prodotto stesso. In queste opere si riconoscono storie di un’umanità invisibile, di una memoria sospesa, cuori di uomini e donne in cui affiora tutte le emozioni che si vivono : felicità e sofferenza, amore e rabbia, coraggio e paura.
Come afferma Silvia Auditori nel capitolo_ Dal Frammento al racconto: l’uso del collage nella relazione d’aiuto “Mi soffermo brevemente sul una riflessione sul rapporto tra fotografia e collage di R. Krauss, la quale afferma che <<il principio del collage e quello della fotografia sono intimamente legati>>, poiché secondo l’autrice, entrambe riportano l’uomo a riconsiderare la realtà non più <<(…) illimitata e arbitraria>> ma piuttosto fa considerare <<ogni rappresentazione come nient’altro che una collezione di frammenti>> ed essendo la fotografia <<(…) necessariamente fotografia del mondo ci arriva sempre come un frammento>> 2
Il collage è uno strumento adatto ai tutti per portare alla conoscenza di se stessi, delle proprie emozioni e prenderne consapevolezza. Il collage permette in maniera molto semplice di accedere al proprio mondo emotivo, percepirlo e rappresentarlo considerando che in alcuni momenti della nostra esistenza o alcune di noi, possono percepire una difficoltà introspettiva e a esprimere verbalmente le proprie emozioni.

Inoltre è importante, per poter relazionarsi con il partecipante, come arteterapeuta avere una forte consapevolezza dei propri pregiudizi, riuscire a metterli da parte temporaneamente e poter così far accedere il partecipante al proprio mondo interno, unico e diverso da quello degli altri, portarlo a comprendere che non esiste un mondo oggettivo ed universale. Quindi l’arteterapeuta dovrà astenersi da dare giudizi, spiegazioni, consigli o creare una competizione sulla prestazione.
La relazione si baserà sulle sensazioni che le immagini e/o l’opera evocano nel cliente e da questo nascerà uno scambio. Tutto sarà focalizzato su un codice di tipo analogico che permetta di sentire, percepire quello che visualizzo e realizzo mantenendo un filo con il proprio mondo emotivo. Sarà importante che si mantenga un rapporto con le proprie emozioni che vengano verbalizzate e che sia dia un senso a tutto questo nella vita affettiva, relazionale, di studio e professionale.

I partecipanti utilizzeranno come materiale: riviste, forbici, colla, riviste, giornali, cartoncini e perforatrice, colori a matite e a spirito.
Quando l’autore crea l’autoritratto utilizzando la tecnica del collage, utilizza dei frammenti di immagini non personali, c’è una decostruzione e ricostruzione. Tale attività arteterapeutica è utilizzata per permettere ai partecipanti di creare un proprio autoritratto metaforico, ricco di significati simbolici dando così la possibilità di esprimersi liberamente in una forma artistica, emotiva e di poter navigare nel proprio immaginario.
Al termine della creazione si chiede a ognuno di condividere il proprio stato d’animo per poter prendere consapevolezza delle proprie emozioni e della visione di se stessi in cui si chiede di dare un titolo al proprio autoritratto e di descriverlo. “L’opera diventa proiezione all’esterno del mondo in cui l’artista ritiene di essere visto o di dover essere visto”

Carla Cantore | Arteterapeuta


1 Eugenio Borgna cit. pag 2 “Abitare gli spazi dell’anima” http://operatori.artiterapie-italia.it/1186/abitare-gli-spazi-dellanima-la-tecnica-del-collage-in-arteterapia/
2 Auditori S. “Le nuovi arti terapie. Percorsi nella relazione d’aiuto”

Bibliografia
Acocella Anna Maria e Rossi Oliviero (2013) Le nuovi arti terapie. Percorsi nella relazione d’aiuto. Franco Angeli S.r.l. Milano
Aliprandi Maria, Belgiojioso Francesca, D’Ercole Agata, Gusmani Chiara, Calò Serena. A cura di Sara Guerrini e Gabriella Lilli (2016) Oltre l’immagine. Inconscio e fotografia. Postcard S.r.l., Roma
Barthes Roland (1980) La camera chiara. Nota sulla fotografia. Einaudi, Torino
Barthes Roland (2002) L’impero dei segni. Piccola Biblioteca Einaudi, Bologna
Demetrio Duccio (1995) Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé. Raffaello Cortina Editore
Ferrari Stefano (2002) Lo specchio dell’Io, Autoritratto e psicologia. Editori Laterza, Roma
Guerra Simona (2016) Fotografia Consapevole, scrittura e fotografia si incontrano. Micropress Edizioni. Fermo
Malchiodi Cathy A. (2018) Arteterpia. L’arte che cura. Giunti Editore S.p.A. Firenze
Marra Claudio (1990) Scene da camera. Edizioni Essegi, Ravenna.
Piccini Fabio (2010) Tra Arte e Terapia. Utilizzi clinici dell’autoritratto fotografico. Cosmopolis da M.G. Torino
Poster Erving (1988) Ogni vita merita un romanzo. Quando raccontarsi è terapia. Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore. Roma
Rossi Oliviero (2009) Lo sguardo e l’azione. Edizioni Universitarie Romane, Roma

Therapeutic Resource

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Sono Carla Cantore, fotografa e arteterapeuta. Durante la pandemia ho pensato di utilizzare il linguaggio fotografico per avvalorare i corretti comportamenti e le regole che il Governo indicava. Ritengo che la salute è fondamentale, è la base su cui costruire la vita quotidiana.

In questo articolo, tuttavia, voglio condividere ciò che è accaduto a me e alla mia famiglia. Preoccupazioni personali ed eventi importanti hanno smosso riflessioni profonde e cambiato il modo di percepire il mondo circostante.

Mio padre, già a gennaio con un problema di aritmia cardiaca, è caduto, con conseguente frattura dell’omero ed ematoma alla testa. Lo abbiamo aiutato ad alzarsi e a sedersi su una sedia.
La difficoltà maggiore è stata quella di convincerlo ad andare in ospedale perché terrorizzato dal corona virus. La televisione, i TG e i notiziari lo avevano indotto a pensare che l’ospedale fosse il posto con più probabilità di infezione. Perfino mia sorella, mamma di due gemelli, la pensava così. Dopo diversi mesi di bollettini epidemiologici, di distanza dal resto del mondo, di spesa consegnata a casa, di giornate passate in solitudine, il sentire comune era di “pericolo” imminente.

Nonostante ciò, finalmente mio padre decide di andare in ospedale. La caduta può aver danneggiato qualche parte del corpo e ne eravamo tutti preoccupati.

Arrivati in pronto soccorso, siamo rimasti basiti dal fatto che gli operatori lasciavano a noi la scelta del ricovero.

Altra cosa scioccante: i parenti non potevano accompagnare il paziente. Bisognava aspettare fuori per avere qualsiasi informazione. In quel momento con profonda angoscia, ho capito come la pandemia stava radicalmente cambiando TUTTO. La deprivazione dell’assistenza e della vicinanza dei familiari, amplificava il senso di solitudine e di paura.

Diverse ore dopo, ci arrivano finalmente notizie. Mio padre è stato ricoverato nel così detto “LIMBO” , ha un ematoma cerebrale e deve restare sotto osservazione.
I pazienti vengono sottoposti a tampone per poter verificare se sono affetti dal virus.

Passa la notte e il giorno. Finalmente un medico mi chiama e mi dice che non appena arriveranno i risultati del tampone mio padre passerà in neurologia. Chiede dei medicinali che abitualmente prende ma ci conferma che non può essergli consegnata la biancheria.

Il paziente resta ancora con in vestiti di diversi giorni fa. Inoltre, non lo hanno fatto mangiare ne gli hanno dato le sue medicine

Preoccupata decido di correre, comunque, in ospedale, portando con me la biancheria, le medicine e il caricabatteria del cellulare.

La dottoressa prende solamente le medicine e il caricabatteria. Niente altro può entrare nel reparto LIMBO. Mi sincero almeno del cibo e l’infermiera che mi accoglie, sentendo la preoccupazione di figlia, mi rassicura che gli porterà almeno latte e biscotti.
Indossa una tuta bianca e una mascherina, non riesco a vedere il suo viso e i suoi occhi, ma percepisco che è sincera e si occuperà personalmente di mio padre.

Finalmente riceviamo una telefonata del medico che ci comunica che mio padre non può mangiare a causa dell’ematoma, non appena sarà trasferito prenderà le medicine regolarmente. Sentire il medico telefonicamente crea distacco, paura e distanza. Il coronavirus ci ha fatto vivere, vedere e sperimentare tutto questo.

I risultati del tampone arrivano.. per fortuna negativi. Mio padre viene trasferito a neurologia, reparto accorpato a medicina, con carenza di personale perche molti medici hanno chiesto permessi o aspettative. Purtroppo, a Madonna delle Grazie, sono pochi quelli che hanno deciso di lottare contro il virus.

Sette giorni di ricovero… Nessuna visita concessa. La solitudine aumenta, la distanza anche..
.
Una sensazione di disorientamento ha pervaso la nostra famiglia, non sapevamo cosa succedeva, non si sono avute notizie, le domande non avevano risposte. Starà bene? Sarà accudito bene?

Non sapere cosa sta accadendo porta a destabilizzarsi, non c’è controllo della situazione. Bisogna respirare, trovare il tempo per una meditazione e riappropriarsi di sé.

Non è stato affatto semplice, ma in quei giorni ho fatto ricorso alle mie risorse interiori, grazie alla mia preparazione di arteterapeuta: la capacità di ascolto interiore, l’attenzione sulle emozioni e l’ utilizzo delle conoscenze del linguaggio fotografico per raccontare qualcosa sull’accaduto, ho veicolato la mia attenzione sul presente, sul qui-e-ora, e in questo modo ho gestito la possibile ansia e metabolizzando ho plasmato in dimensione materica il mio stato emozionale.

Questa esperienza ha confermato quanto la metodologia dell’arteterapia appresa sia un strumento risolutivo per affrontare problematiche, anche di questo tipo.

Mio padre ora a casa, è stato dimesso, l’ematoma si sta riassorbendo, nel complesso la sua salute e buona.

Carla Cantore
Arteterapeuta | Fotografa

Pubblicato da Alba Lucana il 03 giugno 2020
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