Carla CANTORE
Foto - Arteterapeuta | Curatrice
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MATERA: MEMORIA E SPERANZA

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Inaugurazione sabato 4 dicembre 2021 ore 19
Dal 4 al 12 dicembre 2021
Aperta tutti i giorni escluso lunedì: ore 18.30 – 20.30



A partire dal mese di marzo 2020 anche Arti Visive Gallery ha sospeso ogni attività nel proprio spazio espositivo, aderendo alle disposizioni governative emanate per il contenimento della pandemia da SARS-CoV-2 e ritenendo opportuno che anche l'arte e gli artisti dovessero fermarsi osservando un periodo di silenzio.
Nelle settimane successive, tuttavia, si è fatta pian piano largo la consapevolezza che il momento di particolare difficoltà che stavamo vivendo dovesse essere affrontato non con rassegnazione e abbandono, ma con coraggio, responsabilità e fiducia.
Arti Visive Gallery ha pensato che il tempo di lockdown che ci era stato imposto poteva e doveva essere vissuto come un momento particolare per riscoprire l'arte come strumento privilegiato che gli artisti hanno per offrire una parte di sé, della propria umanità anche e soprattutto in situazioni di difficoltà; per ripensare l'arte come strumento per oltrepassare i confini anche in tempo di distanziamento fisico, come occasione per collegare mondi interni (pensieri, sentimenti e emozioni) con la realtà esterna, anche rimanendo fisicamente dove si è, come opportunità per vedere l'arte come modo creativo, unico e profondo di prendersi cura di se stessi e degli altri nella convinzione che solo la cura di tutti e di ciascuno può renderci più forti e più capaci di affrontare le paure e le fragilità. Scriveva Simone Weil, “ogni volta che facciamo veramente attenzione” e ci prendiamo realmente cura “distruggiamo una parte di male che è in noi stessi”.
Per tutte queste ragioni Arti Visive Gallery ha chiesto nell'aprile del 2020 ad alcuni artisti di offrire una testimonianza scritta o un’opera grafica, pittorica, fotografica, realizzata per l'occasione, che avesse per tema “Matera: memoria e speranza” e traesse ispirazione dai versi di una poesia scritta da Rafael Alberti in occasione di un suo viaggio a Matera nel 1973 custodita in unico esemplare originale dallo Studio Arti Visive.
La poesia si intitola “Vivo fantasma” ed in questo ossimoro abbiamo visto la sintesi di tutta la realtà in cui siamo stati e per certi versi siamo ancora oggi immersi. Una realtà fatta di paure, timori ma anche di speranza. Matera ed i suoi Sassi, durante il lockdown, apparivano, al pari di tante altre città italiane e non solo, come “fantasmi”, svuotati dalla presenza umana di cittadini e visitatori e questa immagine, per i materani, appariva stridere dolorosamente con la pacifica invasione di “abitanti temporanei” conosciuta nel corso del 2109, l'anno vissuto da Capitale Europea della Cultura.
Agli artisti è stato chiesto di essere con noi “ambasciatori” nel nostro paese e nel mondo di questo messaggio di speranza perché ciò che poteva sembrare impossibile potesse diventare quanto prima possibile, perché ciò che appariva “disastro” potesse al più presto tornare ad essere “meraviglia” ai nostri occhi, al nostro cuore, alle nostre menti.
Il Matera International Photography come associazione culturale ha deciso di collaborare e sostenere questo progetto con un apporto di opere fotografiche da parte della fotografa e arteterapeuta Carla Cantore e dell'Editorial and Corporate photogrpaher Antonello Di Gennaro, ma anche nella divulgazione della attività supportando la mostra, l'allestimento e la grafica del catalogo.
Il progetto è stato inserito nella diciassettesima edizione della Giornata del contemporaneo (11 dicembre), promossa da Amaci, Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, che coinvolge musei, fondazioni, istituzioni pubbliche e private, gallerie, studi e spazi d’artista per raccontare la vitalità dell’arte contemporanea nel nostro Paese.
Nel catalogo della mostra figura il testo critico di Carlo Franza.


Alberti Rafael
Albano Irene
Aller Bruno
Apolloni Paolo
Arici Giovanni
Bertloni Massimo
Boggi Lorenzo
Bonanno Giovanni
Bongiani Sandro
Cantore Carla
Capone Nicola
Capucci Giovanni
Carriero Maria Grazia
Carroli Mirta
Cascione Donato
Cataldi Daniela
Colacicco Luca
Di Gennaro Antonello
Di Pede Franco
Facchinetti Marisa
Filardi Giuseppe
Galbusera Renato
Giove Rocco
Jannelli Maria
Kaipia Jouni
L'Annunziata Pietro
Lauria Pino
Lepore Giancarlo
Linzalone Roberto
Maggi Ruggero
Manno Vittorio
Maremonti Cesare
Minedi Gabi
Miriello Giuseppe
Morelli Michele
Orioli Giulio
Padula Angelo
Patrizio Maria
Rizzelli Andrea
Rizzelli Angelo
Sargenti Daniele
Serra Margherita
Settembrini Marisa
Tarasco Pietro Paolo
Terlizzi Ernesto
Tricarico Nino
Venuti Silvia
Xerra William


GEP - GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO | NEL BLU DIPINTO DI BLU

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La Galleria Arti Visive comunica che sabato 25 e domenica 26 settembre la mostra/installazione “NEL BLU DIPINTO DI BLU_ Le ali della libertà” rientra nelle GEP - Giornate Europee del Patrimonio, consolidata iniziativa europea promossa dal Ministero della Cultura in considerazione del tema di quest’anno l’inclusione: un invito e spunto per riflettere sulla partecipazione al patrimonio culturale estesa a tutti i cittadini.
Lo slogan “Patrimonio culturale: TUTTI inclusi” è la traduzione di “Heritage: All inclusive” scelto dal Consiglio d’Europa.
Il progetto è patrocinato dal Comune di Matera.

Il progetto è stato promosso dall’Associazione A.Ma.Sa.M., che svolge dal 1997 importanti e svariate attività nell’ambito della salute mentale nella persona della Presidente Lucia, ideato e condotto dall’arteterapeuta Carla Cantore, coadiuvata dalle volontarie dell’associazione: Maria Teresa Cirillo, Giovanna D’Agostino, Grazia Po, Mariella Rago, Anna Silvestro e Ester Esposito Vingiano; svoltosi presso la sede della associazione dal 28 gennaio fino al 27 maggio 2021; in questo periodo i partecipanti: Angelo, Claudia, Francesco, Giorgia, Lino, Luciana, Maria, Michele, Nunzio, Rosa S., Rosa V., Santina e Sara hanno realizzato delle opere di pittura, poesia visiva, manifesti utilizzando anche la scrittura poetica con il Metodo Caviardage® della materana Tina Festa.

L’esposizione è stata curata in collaborazione con il Matera International Photography e con Arti Visive Gallery.
La mostra resterà aperta nei giorni 25 -26 settembre 2021 dalle ore 10 alle 12,30 e dalle ore 17,30 alle 20,00.
INGRESSO LIBERO CON GREEN PASS

ESISTE UNA DIFFERENZA TRA FOTOGRAFIA MASCHILE E FEMMINILE?

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Quale è la differenza tra fotografia maschile e fotografia femminile, a mio parere ritengo che non esista una discordanza, la questione si fonda su una diversità di noi essere umani. Noi tutti, siamo persone diverse, con interessi e competenze diverse e utilizziamo il linguaggio fotografico per raccontare ciò che a noi sta a cuore.
E’ stato interessante venire a conoscenza tramite l’arch. Sabrina Lauria della esistenza di Adelina Sampietro, bernaldese, che è stata la prima donna che si è cimentata con la fotografia in Italia, la quale era figlia di arte, di un pittore e fotografo.
Considerato il periodo storico ritengo che Adelina Sampietro abbia avuto la possibilità di potersi dedicare alla fotografia proprio perché il padre si occupava di questo e quindi la famiglia l’ha sostenuta in questa sua passione, diventando una pioniera delle arti visive e della emancipazione femminile.
Situazione simile avveniva nel Regno Unito dove la Jiulia Margaret Pattle nota con il cognome del marito Cameron, inizia nel 1863 a dedicarsi alla fotografia. Sicuramente la Cameron come la Sampietro avevano sensibilità, capacità tecniche e idee ma anche per lei la famiglia (ricordiamo che era la prozia materna di Virgina Woof) è stata essenziale per poter intraprendere questa strada, fu proprio la figlia a regarle l’apparecchio fotografico e lei si dedicò soprattutto al ritratto di familiari, amici e persone che conosceva, creando così un nuovo senso di prospettiva: il primo piano.
Quindi per entrambe queste donne, per potersi dedicare alla fotografia è stato essenziale avere l’appoggio del proprio ambiente familiare, perché dobbiamo considerare i tempi in cui entrambe vivevano che consideravano le donne non al pari degli uomini, non avevano gli stessi diritti e questo sicuramente ha portato a una minore diffusione della fotografia tra le donne.
Tale diffusione ha proprio come basi la possibilità di indipendenza e autonomia, per poter fotografare bisogna potersi muovere, viaggiare, guidare ecc. A tal proposito dobbiamo considerare che negli Stati Uniti la donna ha iniziato ad avere il diritto di voto nel 1920 mentre in Italia arriviamo al 1948 e questo ha portato come risultato che Dorothea Lange ha potuto studiare fotografia (oggi ci sono pochi centri di fotografia riconosciuti dal MIUR in Italia) tra il 1915 – 1917, ha fotografato il mondo ma poi si è fermata a San Francisco per aprire un suo studio fotografico.
Sicuramente la sua sensibilità ma anche la sua stessa vicenda familiare la portò a dedicarsi al reportage sulle condizioni di immigranti, braccianti e operai. E’ stata inviata dal FSA (Farm Security Administration) negli anni ’30 insieme a Walker Evans ed altri fotografi a documentare i contadini che avevano abbandonato le campagne a causa delle tempeste di sabbia. Ha partecipato alla creazione della Magnum Photo.
In Italia invece la condizione femminile prevedeva che le donne si occupassero prevalentemente della famiglia e se svolgevano dei lavori erano sempre e solo per dare un sostegno economico alla famiglia ma non per un proprio interesse o attitudine.
Dobbiamo arrivare agli anni 50-60 per avere la prima documentarista freelance che girò l’Italia Marcella Pedone, ancora poco conosciuta, ma che con una cinepresa Bell&Howell, è entrata nel mondo prettamente maschile della produzione di documentari. Nelle sue immagini, fisse e in movimento, Marcella Pedone ha mostrato la natura, la società, le feste e le tradizioni dell’Italia del boom economico. Viveva tra le montagne, con i pescatori e i contadini.
Andava in posti da sola, dove di solito per le donne era proibito recarsi, e racconta che in un paesino lucano le signore del luogo la invitarono a confessarsi. Sbigottita lei chiese il perché e loro risposero: “perché porti la macchina da sola”. Per loro era peccato.
In quel periodo le case editrici appaltavano il lavoro solo agli uomini, le grandi aziende diffidavano della donna che viaggiava senza un maschio vicino. Se eri come Marcella Pedone le porte del fotogiornalismo si chiudevano anziché aprirsi anche se tutti le dicevano che era brava. Il lavoro di Marcella Pedone è stato a lungo misconosciuto. A causa della posizione subalterna della fotografia destinata all’ambito editoriale divulgativo rispetto ad altri ambiti più prestigiosi, come ad esempio la fotografia pubblicitaria, ma sicuramente anche a causa della sua condizione femminile rispetto a quella dei colleghi uomini.

Le autrici che espongono qui in questa mostra Sonia Maria Pia Sacco, Antonella Marzano,
Carmela Santangelo, hanno inquadrato quell’elemento della realtà che a loro stava a cuore, che le ha catturato, ha richiamato la loro sensibilità di essere umano, per questo troviamo chi ha fotografato gli animali, chi il proprio territorio, chi il luogo che ha visitato.
Queste fotografie raccontano di loro, del loro amore per i viaggi, per la terra in cui vivono, per la natura; questo è ciò che ci permette di fare la fotografia, di raccontare con immagini e loro lo hanno fatto, hanno reso l’invisibile, la loro interiorità in visibile attraverso queste fotografie oggi qui in mostra. Concludo dicendo che se c’è una differenza nel senso del vocabolario Treccani di: mancanza di identità, di somiglianza o di corrispondenza fra persone o cose… quindi di elementi fotografati dagli uomini e dalle donne; questo avviene proprio perché la donna ha dovuto essere forte, coraggiosa e lottare uscire dagli stereotipi dell’epoca come è avvenuto per la Carla Cerati, che vedevano la donna in casa ad accudire la famiglia. Le donne nelle fotografie hanno ripreso quello che ritenevano importante, ciò che valeva la pena documentare; la Cerati che lavorava come reportagista per l’Espresso si è dedicata alla lotta per la chiusura dei manicomi e proprio grazie al suo documentario sulle condizioni di queste strutture raccontato nel libro “Morire di classe” che la legge Basaglia nel 1978 è stata accolta. Sono stata contenta di averla conosciuta prima che venisse a mancare, ho parlato con lei del suo progetto, perché mi stavo documentando su come svolgere il mio reportage in un Centro per la cura dei disturbi del comportamento alimentare, poi pubblicato “Mirrorless - senza specchio”. Era una donna che aveva conosciuto cosa significava lottare per la propria libertà, la propria indipendenza, per avere la possibilità di potersi dedicare ai propri interessi, ai propri amori.
La Lisetta Carmi ha iniziato a fotografare durante gli eventi genovesi del 30 giugno 1960, ha realizzato una serie di reportage sociali legati prevalentemente all’ambiente genovese e alle condizioni lavorativi dei camalli del porto. Anche se il lavoro per cui oggi viene ricordata di più è quello dedicato ai travestiti che popolavano i vicoli di Genova negli anni ’60. Il primo reportage italiano che raccontava un pezzo di vita della città che normalmente veniva visto con disprezzo e imbarazzo dal resto della popolazione. Ecco le donne fanno questo lottano per gli altri, perché chi soffre possa avere la possibilità di essere riconosciuto come individuo, come persona, di avere dei diritti.
Come la fotografa italiano più conosciuta al mondo Letizia Battaglia che ha raccontato i fatti di mafia ma non solo anche la speranza e la solidarietà della sua terra.
Queste donne hanno tutte qualcosa in comune hanno lottato per fare un mestiere che veniva considerato un lavoro non adatto alle signorine. Una lotta che le donne hanno dovuto fare nel corso del tempo per poter svolgere tanti altri mestieri considerato adatti solo al genere maschile, quindi la questione è prevalentemente legata al pregiudizio su cosa una donna possa svolgere come lavoro e queste donne hanno dimostrato che la scelta non dovrebbe essere fatta a priori e da qualcun altro ma dall’individuo; il quale donna o uomo che sia dovrebbe in tutto il mondo essere libero di poter scegliere quale professione svolgere e avere le stesse possibilità di poter provare e di poter dimostrare in maniera personale le proprie capacità e il proprio valore

©Carla Cantore
Arteterapeuta - Fotografa

LA SCOPERTA DELL'EFFETTO TERAPEUTICO DELLA FOTOGRAFIA.

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Durante il diciannovesimo secolo, la psicoanalisi ha cominciato ad utilizzare la fotografia per aiutare le persone ad esplorare il loro mondo interiore. Proprio all’interno di un manicomio il Surrey County Lunatic Asylum, che Hugh W. Diamond, fotografo amatore e psichatra, considerato «il padre della fotografia psichiatrica» ha colto per la prima volta la valenza terapeutica della fotografia.
Nel 1852 Hugh W. Diamond ha ritratto i pazienti del manicomio e utilizzato le fotografie come mezzo diagnostico per identificare «tipi d’insania» – «the types of insanity» dando così il primo contributo fotografico alla psichiatria Il suo lavoro fu presentato nel maggio del 1856 in una relazione presentata alla Royal Society in cui espose le sue idee riguardo i vantaggi che la psichiatria poteva trarre dall’uso della fotografia. Scoprì, che mostrare le fotografie ai pazienti, producevano effetti positivi. Essi, infatti, diventavano più consapevoli della loro identità fisica e prestavano maggior attenzione alla loro apparenza, poiché la loro autostima era rafforzata ogni volta che vedevano una foto in cui stavano bene.

Nel 1857 fu pubblicato un articolo sul «The Photographic Journal 3», di T. N. Brushfield, direttore del Chester County Lunatic Asylum, il quale aveva osservato i suoi pazienti mentre guardavano la propria fotografia ed era scaturito che si sentivano appagati da questa visione tanto da richiedere di inviarla ai propri cari.
Mentre nel 1880 William Charles Hood al Bethlem Asylum dichiarò che studiando i propri pazienti si era reso conto che per loro farsi fotografare rendeva diversa e più piacevole la giornata e inoltre esponevano osservazioni riguardo il proprio aspetto esteriore. Non solo nella psichiatria ma anche in altri ambiti professionali veniva utilizzata la fotografia e questo ha contribuito direttamente o indirettamente alla nascita della Fototerapia, dal padre del Psicodramma, Jacob Levi Moreno, che usava le fotografie come punto di partenza per le sedute di gruppo.
Il lavoro di Moreno ha offerto spunto importanti nella formulazione di progetti di Fototerapia di Jo Spence negli anni 80’. Mentre Keit Kennedy, anche se non ha mai ricevuto i dovuti riconoscimenti, è anche essa uno dei pionieri della nascita della fotografia terapeutica contemporanea. Insegnante di Arte e teatro Keith Kennedy conduce negli anni ’70, nell’ospedale psichiatrico Hendersone dove lavorava, un programma di fototerapia, il «Group Camera» le cui tecniche ha poi insegnato Joe Spence, fotografa professionista, scrittrice e attivista socioculturale.

Jo Spence, forse poco conosciuta in Italia, ha utilizzato la fotografia in maniera prolifera, si è indirizzata verso la fotografia documentaristica a forte taglio sociale, ha fondato la Photography Workshop Ltd con Terry Dennet, una piattaforma itinerante in quanto credevano nella emancipazione attraverso l’uso della fotografia, e ha seguito delle ricerche volte ad utilizzare la fotografia per prendersi cura di sé. Il metodo di Jo Spence, trasse inspirazione dal Teatro dell’Oppresso di Augusto Boal, adattando le tecniche socio-teatrali di Boal al lavoro con la fotografia e articolandole con altre idee come quelle di Edward De Bono sul pensamento creativo e quelle di Jean Littlewood sulla drammatizzazione del quotidiano; ma anche da altri tipi di linguaggi: dal cinema di Dziga Vertov, dalla FotoPerformance di Fred Holland Day, dalla Grammatica delle Motivazioni di Kenneth Burke, dalla letteratura di Lewis Carrol e dallo psicodramma di Jacob Levy Moreno.
Nel 1979 ha realizzato un libro “Beyond The Family Album” in cui ha affrontato diverse sue preoccupazione rispetto alla sua vita familiare: divorzio, malattia, relazioni madre-figlia. La Spence cerco “la rappresentazione del non rappresentabile” (Spence 1986-98).
Nel 1982 quando le fu diagnosticato il cancro elaborò il progetto “shock/cancer” e continuo così ad elaborare e mettere in scena metodi innovativi come: la “Messa in Scena Terapeutica” (Therapeutic Staging), la “Terapia allo Specchio” (Mirror Therapy), lo “Scripting” creando un copione. Nel 1984 in collaborazione con Rosy Martin sviluppò la “Terapia fotografica” o “Fototerapia collaborativa”, utilizzando tecniche di co-counseling in cui veniva invertita la relazione fotografo e soggetto. In questa nuova modalità il soggetto gestire la propria rappresentazione, è in grado di recitare la propria narrazione personale.
Quando le chiedevano il significato di Foto Terapia, Jo Spence rispondeva: “utilizzare la fotografia per curare noi stessi, prendendo sempre in considerazione la possibilità della trasformazione attiva”. [1]
La diversità di fonti di inspirazione dei metodi di Jo Spence, ben come la sua creatività e apertura mentale rappresentano, per quanto riguarda la Foto Terapia, il punto di riferimento storico agli interventi di Fototerapia di Ayres Marques, fotografo e esperto di comunicazione e linguaggi non verbali.

Nel 1979 J. P. McKinney utilizza la Fototerapia Attiva applicata agli adolescenti. Nel suo articolo Photo Counseling pubblicato nella rivista Children Today, McKinney riporta la testimonianza di una insegnante che racconta come un ragazzo tredicenne di una classe di adolescenti con problemi emozionali abbia iniziato a fare amicizia soltanto dopo aver portato in classe delle fotografie di famiglia per mostrare ciò che non riusciva spiegare verbalmente.
Robert C. Ziller, docente di Psicologia all’Università della Florida, pratica la Fototerapia Attiva, stimolando i suoi pazienti a scattare delle foto durante e fuori delle sedute terapeutiche. Una esperienza che sarà raccontata nel libro “Photographing the Self” (1990).
Nel 1975 intanto in Canada Judy Weiser, fotografa, psicologa e arteterapeuta scrisse il suo primo articolo sulla “Fototerapia”.

Dopo l’articolo della Judy Weiser, oggi maggior esponente della Fototerapia e promotrice della sua diffusione, vari psicologi, psichiatri e altre figure professionali nell’ambito della salute mentale iniziarono ad interessarsi alla Fototerapia, tanto che nel 1978 si riunirono per scambiarsi informazioni e per discutere le loro esperienze nel “Primo Simposio Internazionale di Fototerapia” negli Stati Uniti.
In Italia interessanti sono i lavori tra fotografia e psicologia: Gioia Marzi, psichiatra e micropsicoanalista, riprende il modello di Courtit e Cadoni per elaborare il suo programma di utilizzo della fotografia nella sua pratica al Centro di salute Mentale di Frosinone. Nicola Peluffo, docente di Psicologia Dinamica all’Università di Torino e direttore dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, pubblica il libro “Immagine e Fotografia”.

Fabio Piccini è un medico e psicoanalista, ha dato vita alla prima comunità virtuale italiana per pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare. Da anni si occupa dell'autoritratto fotografico e delle sue applicazioni in funzione terapeutica. Pubblica il libro “Tra arte e terapia. Utilizzi clinici dell'autoritratto fotografico”. Importanti contributi per il riconoscimento della ufficiale delle potenziali terapeutiche li abbiamo avuti da Oliviero Rossi docente nell’ambito della Psicoterapia della Gestalt e del Counseling, direttore di
due riviste – «Formazione in Psicoterapia Counseling Fenomenologia» e «Nuove Arti Terapie». Direttore del Corso di Formazione Triennale in Arteterapia (sedi di Roma, Bologna e Catania) della Nuova Associazione per le Artiterapie; professore invitato per il corso di Psicologia Dinamica presso la Università Antonianum – Facoltà di Filosofia -, dove è Direttore del Master Universitario di I Livello: “Metodologie dell’immagine video e fotografica nella relazione d’aiuto e nelle artiterapie”. Inoltre, nel 2009 ha pubblicato il libro Lo sguardo e l’azione. Il Video e la Fotografia in Psicoterapia e nel Counseling, in cui parla della sua esperienza con la fototerapia e la videoterapia, spiegando anche come vi è giunto. Invece C. Parrella coordina da circa sei anni un Laboratorio di Fototerapia attivo presso l’ASL2 di Lucca e sorto proprio grazie alle esperienze da lui maturate nell’ambito dell’arteterapia, al quale ha dato il suo contributo anche mettendo a punto le tecniche della VideoBiografia, del VideoDilemma e del VideoTraining, utili nei progetti di prevenzione al disagio adolescenziale.

Viene riconosciuto così che la fotografia è uno strumento che nel setting terapeutico può essere utilizzata per favorire la narrazione di sé e della storia del paziente, superando i limiti e le difese dei resoconti verbali. Molte informazioni si possono trarre grazie all’analisi delle foto di famiglia: sulle dinamiche, interazioni, sui confini e così via. L’utilizzo delle fotografie migliora l’autostima, promuove il confronto di sé e permette di esplorare i propri vissuti emotivi, non solo rispetto alle foto contenute nei propri album ma anche attraverso la produzione di nuove fotografie o di altrui fotografie.

Carla Cantore | Arteterapeuta

Web bibliografia
[1] Jo Spence cit. http://www.psychomedia.it/pm/arther/fotogr/deangelis.htm

Bibliografia
Acocella Anna Maria e Rossi Oliviero (2013) Le nuovi arti terapie. Percorsi nella relazione d’aiuto. Franco Angeli S.r.l. Milano
Barthes Roland (1980) La camera chiara. Nota sulla fotografia. Einaudi, Torino
Barthes Roland (2002) L’impero dei segni. Piccola Biblioteca Einaudi, Bologna
Piccini Fabio (2010) Tra Arte e Terapia. Utilizzi clinici dell’autoritratto fotografico. Cosmopolis da M.G. Torino
Rossi Oliviero (2009) Lo sguardo e l’azione. Edizioni Universitarie Romane, Roma
Weiser Judy (2013) FotoTerapia. Tecniche e strumenti per la clinica e gli interventi sul campo. Franco Angeli S.r.l. Milano

MOSTRA-PROGETTO IL SÉ LATENTE NEI FOTOGRAMMI DELLA NOSTRA ESISTENZ

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Venerdì 18 giugno 2021 ore 18,00 sarà inaugurata presso Arti Visive Gallery la mostra in tutta sicurezza e osservando tutte le precauzioni legate alle disposizioni anti Covid-19

"IL SÉ LATENTE NEI FOTOGRAMMI DELLA NOSTRA ESISTENZA"

a completamento del progetto promosso e sostenuto dall’Associazione A.Ma.Sa.M., che svolge dal 1997 importanti e svariate attività nell’ambito della salute mentale nella persona della Presidente Lucia D’Antona coadiuvato dalle volontarie Maria Teresa Cirillo, Giovanna D’Agostino, Nunzia Di Marsico, Bruna Losignore, Mariella Rago e Ester Esposito Vingiano
ideato e condotto dall’arteterapeuta Carla Cantore, che vede protagonisti nove autori:

Angelo, Cosimo, Giorgia, Lino, Luciana, Maria Lucia, Roberto, Santa e Santina

i quali hanno realizzato opere utilizzando diversi mediatori artistici come il disegno, il fotocollage, la pittura e soprattutto il linguaggio fotografico in diversi luoghi del centro storico di Matera in particolare presso: Palazzo Lanfranchi / Museo Archeologico Domenico Ridola / San Francesco D’Assisi / Cattedrale / Museo Diocesano / Sala degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile/ San Pietro Barisano.

La fotografia in questo progetto è stata utilizzata come linguaggio di comunicazione di sè, della propria interiorità e unicità, come strumento per veicolare il coraggio e l'iniziativa, per far uscire dal proprio isolamento, per portare i partecipanti a raccontare le loro emozioni.

Le fotografie realizzate raccontano non solo dell’individualità del singolo, ma anche dell’unione del gruppo formatosi durante questa esperienza e dell’umanità.

Il filo ispiratore e conduttore de Il Sé Latente nei fotogrammi della nostra esistenza, è l’uso partecipativo dei nuovi media, il coinvolgimento, la crescita individuale attraverso il contesto del lavoro di gruppo.

L’esposizione è stata curata in collaborazione con il Matera International Photography e con Arti Visive Gallery.

All’inaugurazione saranno presenti: la Presidente dell’Associazione Lucia D’Antona e le volontarie, i soci, gli autori Angelo, Cosimo, Giorgia, Lino, Luciana, Maria Lucia, Roberto, Santa e Santina, la Presidente e legale rappresentante Rosangela Maino OLTRE L’ARTE società cooperativa a r.l., l’arteterapeuta Carla Cantore, l’Arcivescovo S.E. Mons. Don Pino Caiazzo e Geo Coretti/Blu Video.

Inoltre l’associazione A.Ma.Sa.M. ringrazia: l’Arcidiocesi di Matera-Irsina, Don Angelo Gallitelli, la Direzione regionale Musei della Basilicata e la dott.ssa Silvia Padula, Funzionario Storico dell’Arte, OLTRE L’ARTE società cooperativa a r.l., Geo Coretti – Blu Video, Arti Visive Gallery e il Matera International Photography.

La mostra resterà aperta dal 19 al 24 giugno 2021 dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 17,30 alle 20,30 – ingresso libero.

Il Sè latente nei fotogrammi della nostra esistenza

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MERCOLEDI' 24 MARZO 2021 - ore 19,00 in diretta sulla pagina facebook #lostatosocialedellafotografia e sul canale youtube

IL SE’ LATENTE NEI FOTOGRAMMI DELLA NOSTRA ESISTENZA
Progetto di fotografia terapeutica

Il progetto promosso e sostenuto dalla Associazione A.Ma.Sa.M. - Associazione Materana per la salute mentale è un percorso in cui attraverso attività pratico-esperenziali con l'uso di diversi mediatori artistici ed in particolar modo del video e della fotografia si è maturato un rafforzamento dell’immagine di sé.

Incontriamo e ne parliamo con
Carla CANTORE | Arteterapeuta e fotografia
Lucia D'ANTONA | Presidente associazione A.Ma.Sa.M.
Ester ESPOSITO VINGIANO | Volontaria associazione A.Ma.Sa.M.
Oliviero ROSSI | Psicoterapeuta, arteterapeuta e direttore Istituto Nuove Arti Terapie.

Intervengono:
Alessandro CAPURSO
Pamela BARBA

RI-VEDERE

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3 INCONTRI CON 2 FOTOGRAFI
Antonello DI GENNARO e Carla CANTORE
esplorano il linguaggio fotografico come strumento per narrare, attraverso le immagini la società.

sabato 12 settembre 2020
venerdì 18 settembre 2020
venerdì 25 settembre 2020
dalle ore 17.00 alle 19.00

CHIOSTRO DELLA TORRE NORMANNA SVEVA - RUTIGLIANO (BA)



LA LINEA del TEMPO SOSPESO - RUTIGLIANO (BA)

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Seconda tappa della mostra fotografica "LA LINEA del TEMPO SOSPESO" nata dal contest fotografico racconta "Il tuo mondo dentro casa" organizzato durante il periodo del lockdown | covid-19 da Interno Giorno.

Vernissage sabato 12 settembre ore 19
presso il MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO - RUTIGLIANO (BA)

La mostra resterà aperta dal 12 al 26 settembre 2020
orari mostra 17 - 21

INGRESSO LIBERO

IL COLLAGE: SPECCHIO EMOTIVO.

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Narrarsi è sì un viaggio nella memoria ma è soprattutto un raccontarsi nel qui e ora, ed è proprio su questo che bisogna soffermarsi, sulla modalità narrativa e su come vengono espressi o rappresentati gli avvenimenti e le relazioni.
Nel processo di narrazione di sé, il collage o foto collage; è un lavoro che spinge il narratore a compiere delle scelte, a fare una selezione, a scartare. Inoltre come si relaziona con questi elementi, la facilità o difficoltà nello strappare le pagine, nel tagliare e ricomporre il materiale da inserire, il rimanere nei bordi di un foglio bianco o a uscire da esso, eseguire le indicazioni o chiedere di poter andare oltre possono fornire indicazioni di come il partecipante organizza la sua vita, la sua quotidianità, come si relaziona con le parti di sé e gli altri.
In questo modo si rende visibile ciò che è invisibile, il proprio paesaggio interiore, le proprie parti ombre.
Le fotografie o parole delle riviste saranno scelte ma soprattutto attrarranno l’autore.
Il collage diventa uno specchio del mondo emotivo dell’autore. I partecipanti forse sceglieranno immagini e parole più di quanto possano servire effettivamente, come quando si prepara il bagaglio e si porta più vestiario del necessario.
Il laboratori in cui si utilizza il fotocollage porta i partecipanti verso una scelta ad una immersione nel qui e ora, a ritrovarsi in un caos di frammenti e a portare alla luce un’opera che parla di ognuno di loro. Il fotocollage racconta il viaggio fisico e emotivo, tramite la scelta di immagini e parole ritagliate da alcune riviste.
In questa opera bidimensionale l’invisibile sarà diventato visibile. Frammenti del mondo interno rimanderanno al mondo esterno, in questa sovrapposizione e intersecazione, dove alcuni saranno chiari altri invece saranno intuibili e avranno bisogno di un orientamento del conduttore per essere portati alla luce, in questo spazio esperienziale arteterapeutico in cui ciò che è già noto viene visto in maniera diversa. Diventa così, un narrarsi in modo nuovo e diverso rispetto al modo in cui ci vediamo nel mondo.
Un dialogo che inizia tra il dentro e il fuori, nel setting arteterapeutico, un luogo dove potersi mettersi in gioco, intimo ed accogliente, in cui l’anima possa abitare, trarne nutrimento, e dialogare con se stessa e con l’altro da se. Cosi come scrive Eugenio Borgna “Non c’e esperienza dell’io che non sia esperienza del mondo. Noi siamo gettati e immersi nel mondo con le nostre speranze e le nostre disillusioni, le nostre angosce e la nostra disperazione, le nostre attese e la nostra gioia. Non c’e l’io, da una parte, e il mondo delle cose e delle realtà umane, dall’altra; ma l’io si riflette nel mondo e il mondo si rispecchia nell’io in una circolarità senza fine.” 1

Ciò che si vive nel processo creativo del collage è de-strutturazione, ri-costruzione e ri-generazione, dove l’angoscia della distruzione del vecchio mondo viene placata grazie alla libertà concessasi di crearsene uno nuovo. Grazie al processo creativo l’arteterapeuta accompagna il partecipante a de_strutturare, destituire una parte di sé da significati acquisiti nel corso della vita, a rendere visibile il proprio vissuto interiore, bisogni e comportamenti, a creare qualcosa di nuovo che sviluppi responsabilità, consapevolezza e presenza che definiscono l’esser al mondo. L’arteterapeuta porta il partecipante a gestire un momento molto importante, quello della separazione dall’opera creata, da un momento vissuto come fortemente proprio si passerà ad un momento di forte sofferenza derivante dal distacco dal prodotto creato, che potrebbe essere percepito come un vero e proprio lutto. Ma solo quando si riconosce che l’opera creata è altro da sé, anche se espressione di sé, allora l’arteterapeuta può intervenire e utilizzare come mediatore il prodotto artistico per entrare in relazione con il cliente e in relazione tra l’autore e il prodotto stesso. In queste opere si riconoscono storie di un’umanità invisibile, di una memoria sospesa, cuori di uomini e donne in cui affiora tutte le emozioni che si vivono : felicità e sofferenza, amore e rabbia, coraggio e paura.
Come afferma Silvia Auditori nel capitolo_ Dal Frammento al racconto: l’uso del collage nella relazione d’aiuto “Mi soffermo brevemente sul una riflessione sul rapporto tra fotografia e collage di R. Krauss, la quale afferma che <<il principio del collage e quello della fotografia sono intimamente legati>>, poiché secondo l’autrice, entrambe riportano l’uomo a riconsiderare la realtà non più <<(…) illimitata e arbitraria>> ma piuttosto fa considerare <<ogni rappresentazione come nient’altro che una collezione di frammenti>> ed essendo la fotografia <<(…) necessariamente fotografia del mondo ci arriva sempre come un frammento>> 2
Il collage è uno strumento adatto ai tutti per portare alla conoscenza di se stessi, delle proprie emozioni e prenderne consapevolezza. Il collage permette in maniera molto semplice di accedere al proprio mondo emotivo, percepirlo e rappresentarlo considerando che in alcuni momenti della nostra esistenza o alcune di noi, possono percepire una difficoltà introspettiva e a esprimere verbalmente le proprie emozioni.

Inoltre è importante, per poter relazionarsi con il partecipante, come arteterapeuta avere una forte consapevolezza dei propri pregiudizi, riuscire a metterli da parte temporaneamente e poter così far accedere il partecipante al proprio mondo interno, unico e diverso da quello degli altri, portarlo a comprendere che non esiste un mondo oggettivo ed universale. Quindi l’arteterapeuta dovrà astenersi da dare giudizi, spiegazioni, consigli o creare una competizione sulla prestazione.
La relazione si baserà sulle sensazioni che le immagini e/o l’opera evocano nel cliente e da questo nascerà uno scambio. Tutto sarà focalizzato su un codice di tipo analogico che permetta di sentire, percepire quello che visualizzo e realizzo mantenendo un filo con il proprio mondo emotivo. Sarà importante che si mantenga un rapporto con le proprie emozioni che vengano verbalizzate e che sia dia un senso a tutto questo nella vita affettiva, relazionale, di studio e professionale.

I partecipanti utilizzeranno come materiale: riviste, forbici, colla, riviste, giornali, cartoncini e perforatrice, colori a matite e a spirito.
Quando l’autore crea l’autoritratto utilizzando la tecnica del collage, utilizza dei frammenti di immagini non personali, c’è una decostruzione e ricostruzione. Tale attività arteterapeutica è utilizzata per permettere ai partecipanti di creare un proprio autoritratto metaforico, ricco di significati simbolici dando così la possibilità di esprimersi liberamente in una forma artistica, emotiva e di poter navigare nel proprio immaginario.
Al termine della creazione si chiede a ognuno di condividere il proprio stato d’animo per poter prendere consapevolezza delle proprie emozioni e della visione di se stessi in cui si chiede di dare un titolo al proprio autoritratto e di descriverlo. “L’opera diventa proiezione all’esterno del mondo in cui l’artista ritiene di essere visto o di dover essere visto”

Carla Cantore | Arteterapeuta


1 Eugenio Borgna cit. pag 2 “Abitare gli spazi dell’anima” http://operatori.artiterapie-italia.it/1186/abitare-gli-spazi-dellanima-la-tecnica-del-collage-in-arteterapia/
2 Auditori S. “Le nuovi arti terapie. Percorsi nella relazione d’aiuto”

Bibliografia
Acocella Anna Maria e Rossi Oliviero (2013) Le nuovi arti terapie. Percorsi nella relazione d’aiuto. Franco Angeli S.r.l. Milano
Aliprandi Maria, Belgiojioso Francesca, D’Ercole Agata, Gusmani Chiara, Calò Serena. A cura di Sara Guerrini e Gabriella Lilli (2016) Oltre l’immagine. Inconscio e fotografia. Postcard S.r.l., Roma
Barthes Roland (1980) La camera chiara. Nota sulla fotografia. Einaudi, Torino
Barthes Roland (2002) L’impero dei segni. Piccola Biblioteca Einaudi, Bologna
Demetrio Duccio (1995) Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé. Raffaello Cortina Editore
Ferrari Stefano (2002) Lo specchio dell’Io, Autoritratto e psicologia. Editori Laterza, Roma
Guerra Simona (2016) Fotografia Consapevole, scrittura e fotografia si incontrano. Micropress Edizioni. Fermo
Malchiodi Cathy A. (2018) Arteterpia. L’arte che cura. Giunti Editore S.p.A. Firenze
Marra Claudio (1990) Scene da camera. Edizioni Essegi, Ravenna.
Piccini Fabio (2010) Tra Arte e Terapia. Utilizzi clinici dell’autoritratto fotografico. Cosmopolis da M.G. Torino
Poster Erving (1988) Ogni vita merita un romanzo. Quando raccontarsi è terapia. Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore. Roma
Rossi Oliviero (2009) Lo sguardo e l’azione. Edizioni Universitarie Romane, Roma
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