Carla Cantore
Arteterapeuta | Fotografa

Il collage: specchio emotivo.


Narrarsi è sì un viaggio nella memoria ma è soprattutto un raccontarsi nel qui e ora, ed è proprio su questo che bisogna soffermarsi, sulla modalità narrativa e su come vengono espressi o rappresentati gli avvenimenti e le relazioni.
Nel processo di narrazione di sé, il collage o foto collage; è un lavoro che spinge il narratore a compiere delle scelte, a fare una selezione, a scartare. Inoltre come si relaziona con questi elementi, la facilità o difficoltà nello strappare le pagine, nel tagliare e ricomporre il materiale da inserire, il rimanere nei bordi di un foglio bianco o a uscire da esso, eseguire le indicazioni o chiedere di poter andare oltre possono fornire indicazioni di come il partecipante organizza la sua vita, la sua quotidianità, come si relaziona con le parti di sé e gli altri.

In questo modo si rende visibile ciò che è invisibile, il proprio paesaggio interiore, le proprie parti ombre.
Le fotografie o parole delle riviste saranno scelte ma soprattutto attrarranno l’autore.
Il collage diventa uno specchio del mondo emotivo dell’autore. I partecipanti forse sceglieranno immagini e parole più di quanto possano servire effettivamente, come quando si prepara il bagaglio e si porta più vestiario del necessario.
Il laboratori in cui si utilizza il fotocollage porta i partecipanti verso una scelta ad una immersione nel qui e ora, a ritrovarsi in un caos di frammenti e a portare alla luce un’opera che parla di ognuno di loro. Il fotocollage racconta il viaggio fisico e emotivo, tramite la scelta di immagini e parole ritagliate da alcune riviste.
In questa opera bidimensionale l’invisibile sarà diventato visibile. Frammenti del mondo interno rimanderanno al mondo esterno, in questa sovrapposizione e intersecazione, dove alcuni saranno chiari altri invece saranno intuibili e avranno bisogno di un orientamento del conduttore per essere portati alla luce, in questo spazio esperienziale arteterapeutico in cui ciò che è già noto viene visto in maniera diversa. Diventa così, un narrarsi in modo nuovo e diverso rispetto al modo in cui ci vediamo nel mondo.
Un dialogo che inizia tra il dentro e il fuori, nel setting arteterapeutico, un luogo dove potersi mettersi in gioco, intimo ed accogliente, in cui l’anima possa abitare, trarne nutrimento, e dialogare con se stessa e con l’altro da se. Cosi come scrive Eugenio Borgna “Non c’e esperienza dell’io che non sia esperienza del mondo. Noi siamo gettati e immersi nel mondo con le nostre speranze e le nostre disillusioni, le nostre angosce e la nostra disperazione, le nostre attese e la nostra gioia. Non c’e l’io, da una parte, e il mondo delle cose e delle realtà umane, dall’altra; ma l’io si riflette nel mondo e il mondo si rispecchia nell’io in una circolarità senza fine.1

Ciò che si vive nel processo creativo del collage è de-strutturazione, ri-costruzione e ri-generazione, dove l’angoscia della distruzione del vecchio mondo viene placata grazie alla libertà concessasi di crearsene uno nuovo. Grazie al processo creativo l’arteterapeuta accompagna il partecipante a de_strutturare, destituire una parte di sé da significati acquisiti nel corso della vita, a rendere visibile il proprio vissuto interiore, bisogni e comportamenti, a creare qualcosa di nuovo che sviluppi responsabilità, consapevolezza e presenza che definiscono l’esser al mondo. L’arteterapeuta porta il partecipante a gestire un momento molto importante, quello della separazione dall’opera creata, da un momento vissuto come fortemente proprio si passerà ad un momento di forte sofferenza derivante dal distacco dal prodotto creato, che potrebbe essere percepito come un vero e proprio lutto. Ma solo quando si riconosce che l’opera creata è altro da sé, anche se espressione di sé, allora l’arteterapeuta può intervenire e utilizzare come mediatore il prodotto artistico per entrare in relazione con il cliente e in relazione tra l’autore e il prodotto stesso. In queste opere si riconoscono storie di un’umanità invisibile, di una memoria sospesa, cuori di uomini e donne in cui affiora tutte le emozioni che si vivono : felicità e sofferenza, amore e rabbia, coraggio e paura.
Come afferma Silvia Auditori nel capitolo_ Dal Frammento al racconto: l’uso del collage nella relazione d’aiuto “Mi soffermo brevemente sul una riflessione sul rapporto tra fotografia e collage di R. Krauss, la quale afferma che <<il principio del collage e quello della fotografia sono intimamente legati>>, poiché secondo l’autrice, entrambe riportano l’uomo a riconsiderare la realtà non più <<(…) illimitata e arbitraria>> ma piuttosto fa considerare <<ogni rappresentazione come nient’altro che una collezione di frammenti>> ed essendo la fotografia <<(…) necessariamente fotografia del mondo ci arriva sempre come un frammento>> 2
Il collage è uno strumento adatto ai tutti per portare alla conoscenza di se stessi, delle proprie emozioni e prenderne consapevolezza. Il collage permette in maniera molto semplice di accedere al proprio mondo emotivo, percepirlo e rappresentarlo considerando che in alcuni momenti della nostra esistenza o alcune di noi, possono percepire una difficoltà introspettiva e a esprimere verbalmente le proprie emozioni.

Inoltre è importante, per poter relazionarsi con il partecipante, come arteterapeuta avere una forte consapevolezza dei propri pregiudizi, riuscire a metterli da parte temporaneamente e poter così far accedere il partecipante al proprio mondo interno, unico e diverso da quello degli altri, portarlo a comprendere che non esiste un mondo oggettivo ed universale. Quindi l’arteterapeuta dovrà astenersi da dare giudizi, spiegazioni, consigli o creare una competizione sulla prestazione.
La relazione si baserà sulle sensazioni che le immagini e/o l’opera evocano nel cliente e da questo nascerà uno scambio. Tutto sarà focalizzato su un codice di tipo analogico che permetta di sentire, percepire quello che visualizzo e realizzo mantenendo un filo con il proprio mondo emotivo. Sarà importante che si mantenga un rapporto con le proprie emozioni che vengano verbalizzate e che sia dia un senso a tutto questo nella vita affettiva, relazionale, di studio e professionale.

I partecipanti utilizzeranno come materiale: riviste, forbici, colla, riviste, giornali, cartoncini e perforatrice, colori a matite e a spirito.
Quando l’autore crea l’autoritratto utilizzando la tecnica del collage, utilizza dei frammenti di immagini non personali, c’è una decostruzione e ricostruzione. Tale attività arteterapeutica è utilizzata per permettere ai partecipanti di creare un proprio autoritratto metaforico, ricco di significati simbolici dando così la possibilità di esprimersi liberamente in una forma artistica, emotiva e di poter navigare nel proprio immaginario.
Al termine della creazione si chiede a ognuno di condividere il proprio stato d’animo per poter prendere consapevolezza delle proprie emozioni e della visione di se stessi in cui si chiede di dare un titolo al proprio autoritratto e di descriverlo. “L’opera diventa proiezione all’esterno del mondo in cui l’artista ritiene di essere visto o di dover essere visto


Carla Cantore | Arteterapeuta

1 Eugenio Borgna cit. pag 2 “Abitare gli spazi dell’anima” http://operatori.artiterapie-italia.it/1186/abitare-gli-spazi-dellanima-la-tecnica-del-collage-in-arteterapia/
2 Auditori S. “Le nuovi arti terapie. Percorsi nella relazione d’aiuto”

Bibliografia
Acocella Anna Maria e Rossi Oliviero (2013) Le nuovi arti terapie. Percorsi nella relazione d’aiuto. Franco Angeli S.r.l. Milano
Aliprandi Maria, Belgiojioso Francesca, D’Ercole Agata, Gusmani Chiara, Calò Serena. A cura di Sara Guerrini e Gabriella Lilli (2016) Oltre l’immagine. Inconscio e fotografia. Postcard S.r.l., Roma
Barthes Roland (1980) La camera chiara. Nota sulla fotografia. Einaudi, Torino
Barthes Roland (2002) L’impero dei segni. Piccola Biblioteca Einaudi, Bologna
Demetrio Duccio (1995) Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé. Raffaello Cortina Editore
Ferrari Stefano (2002) Lo specchio dell’Io, Autoritratto e psicologia. Editori Laterza, Roma
Guerra Simona (2016) Fotografia Consapevole, scrittura e fotografia si incontrano. Micropress Edizioni. Fermo
Malchiodi Cathy A. (2018) Arteterpia. L’arte che cura. Giunti Editore S.p.A. Firenze
Marra Claudio (1990) Scene da camera. Edizioni Essegi, Ravenna.
Piccini Fabio (2010) Tra Arte e Terapia. Utilizzi clinici dell’autoritratto fotografico. Cosmopolis da M.G. Torino
Poster Erving (1988) Ogni vita merita un romanzo. Quando raccontarsi è terapia. Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore. Roma
Rossi Oliviero (2009) Lo sguardo e l’azione. Edizioni Universitarie Romane, Roma

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